I papiri di Ercolano rappresentano il patrimonio librario più antico del mondo, contribuendo, così, in maniera significativa alla nostra storia. Ai giorni nostri siamo in grado di poter usufruirne e di poter studiarli, proprio "grazie" all'eruzione del Vesuvio
del 79 d.C. Ora le opere sono
visibili al
Museo Archeologico Nazionale di Napoli.Papiri di Ercolano: dove e come furono ritrovati?
I rotoli di papiro furono scoperti a circa 25 mt di profondità, nella metà del
‘700 durante gli scavi borbonici ad Ercolano (avviati nel
1738) sotto una coltre di materiali piroclastici tra i
300 e 320°. Sono stati rinvenuti nelle casse della biblioteca di
Villa dei Papiri nota anche come
Villa dei Pisoni.
La Villa dei Papiri
La Villa dove sono stati trovati i papiri costituiva una stupefacente residenza sul mare. In cui vi era un lungo portico che abbracciava una
natatio, ossia l’odierna piscina che ospitava
statue e busti di filosofi, tra questi quelli
Epicuro, del suo successore nella cura del Giardino, Ermarco di Mitilene, e di Metrodoro di Lampsaco, che insieme con Polieno furono collaboratori di Epicuro e della sua dottrina.
Papiri di Ercolano: la biblioteca di Villa dei Pisoni
La
biblioteca era situata all’interno della
villa dei Pisoni, il cui nome deriva proprio da quello del proprietario di quest'ultima
Lucio Calpurnio Pisone che la fece costruire. Ercolano diviene il maggior centro di diffusione di filosofia greca grazie all'opera di matrice filosofica di
Filodemo di Gadara contenuta proprio in tale biblioteca.
Filodemo di Gadara: chi era?
Filodemo divenne un personaggio illustre nella società romana grazie al suo fondo librario: noto ad
Orazio, a
Virgilio dedicò alcuni suoi scritti, e suo interlocutore fu anche
Lucrezio. E portò con sé dalla Grecia un vasto patrimonio letterario che attingeva da
Epicuro e dai suoi seguaci, seppur differenziandosi da questi ultimi per il suo avvicinamento alla poesia che veniva soppiantata dagli Epicurei, i quali erano invece protesi verso la ricerca della felicità mediante la conoscenza, il sapere e l'edonismo.
Le opere sono ora visibili al
Museo Archeologico Nazionale di Napoli.