Il Consiglio di Stato ha confermato che la salvaguardia del patrimonio archeologico di Paestum non può essere derogata, nemmeno per strutture ricettive già operative. Il verdetto riguarda il ricorso di una società titolare di un hotel contro il Comune di Capaccio Paestum, che aveva contestato la realizzazione di opere abusive sul proprio terreno.
La Sezione Settima del Consiglio di Stato ha confermato la validità del diniego. La legge stabilisce una fascia di rispetto di mille metri dalla cinta muraria dell’antica città, vietando la realizzazione di qualsiasi opera in muratura che possa alterare l’integrità del sito o il decoro paesaggistico. Non è prevista distinzione tra costruzioni di dimensioni maggiori o minori: l’obiettivo è proteggere il patrimonio UNESCO e mantenere la visuale e l’armonia del contesto ambientale. I rilievi aerofotogrammetrici hanno accertato che le opere contestate sono state realizzate dopo l’istituzione del vincolo, rendendo impossibile la sanatoria per mancanza della cosiddetta doppia conformità.
Il Consiglio di Stato ha accolto parzialmente il ricorso in merito alle modalità di acquisizione dei terreni al patrimonio comunale. L’acquisizione automatica si applica solo al sedime dei fabbricati abusivi; per aree aggiuntive, il Comune deve motivare in modo chiaro le finalità urbanistiche. Nel caso specifico, l’ordinanza comunale è stata annullata esclusivamente per le porzioni di terreno ulteriori non debitamente giustificate.
Paestum, stop alle sanatorie per hotel
La vicenda riguarda un fabbricato di circa 330 mq adibito a camere, una piscina e una struttura in muratura in stato di rudere. La società aveva presentato un accertamento di conformità per trasformare vecchie pertinenze agricole in spazi turistico-ricettivi. Il Comune aveva negato la sanatoria, richiamando i vincoli imposti dalla legge speciale n. 220 del 1957, che tutela le aree attorno all’antica Paestum.La Sezione Settima del Consiglio di Stato ha confermato la validità del diniego. La legge stabilisce una fascia di rispetto di mille metri dalla cinta muraria dell’antica città, vietando la realizzazione di qualsiasi opera in muratura che possa alterare l’integrità del sito o il decoro paesaggistico. Non è prevista distinzione tra costruzioni di dimensioni maggiori o minori: l’obiettivo è proteggere il patrimonio UNESCO e mantenere la visuale e l’armonia del contesto ambientale. I rilievi aerofotogrammetrici hanno accertato che le opere contestate sono state realizzate dopo l’istituzione del vincolo, rendendo impossibile la sanatoria per mancanza della cosiddetta doppia conformità.
Il Consiglio di Stato ha accolto parzialmente il ricorso in merito alle modalità di acquisizione dei terreni al patrimonio comunale. L’acquisizione automatica si applica solo al sedime dei fabbricati abusivi; per aree aggiuntive, il Comune deve motivare in modo chiaro le finalità urbanistiche. Nel caso specifico, l’ordinanza comunale è stata annullata esclusivamente per le porzioni di terreno ulteriori non debitamente giustificate.

