Diventa mamma a 63 anni grazie all'ovodonazione. È successo lo scorso 17 maggio quando, nella sede operativa Sacro Cuore iGreco Ospedali Riuniti di Cosenza, è venuto al mondo il piccolo Emanuele, col peso di 2 chili e 400 grammi, nato con parto cesareo effettuato in anestesia epidurale. Ne ha dato notizia il responsabile Giancarlo Greco il quale si è complimentato "con l'equipe medica guidata dal ginecologo e direttore del dipartimento dell’area materno infantile Raffaele Misasi per l'importante risultato destinato ad offrire un contributo importante nell’ambito della letteratura scientifica riferita alla procreazione medicalmente assistita".
Ovodonazione, donna diventa mamma a 63 anni
L'eccezionalità dell'evento fatto registrare dall'ospedale Greco Ospedali Riuniti, prosegue la nota, "risiede nel fatto che la lancetta dell'età anagrafica della mamma è stata spostata ulteriormente rispetto alle linee guida italiane che impongono un tetto di 43 anni per la fecondazione assistita ed uno di 50 anni per l'eterologa, in coincidenza con la menopausa. Il parto avvenuto ieri al Sacro Cuore non resterà isolato, anzi lascia presagire che saranno sempre di più in futuro le madri anziane e persino single".Ovodonazione, cos'è e come funziona
L'ovodonazione è una tecnica di fecondazione assistita di tipo eterologo che prevede la donazione di ovociti da una donna ad un'altra. L'ovodonazione è indicata nel caso di ripetuti insuccessi di fecondazione artificiale condotta con gli ovociti della paziente o nel caso in cui gli esami clinici sulla paziente mostrano che non "produce" ovociti o che ne "produce" in scarsa quantità o qualità, rendendo praticamente nulle le possibilità di iniziare o di portare a termine una gravidanza, anche attraverso le tecniche di fecondazione assistita. Il patrimonio ovocitario della donna si forma alla nascita quindi il termine "produce" è improprio: in realtà gli ovociti vengono solo fatti maturare nei follicoli dell'ovaio e liberati. La conseguenza è che gli ovociti invecchiano con la donna, a differenza degli spermatozooi che vengono prodotti ciclicamente. Dopo una certa età (in genere 35 anni) la loro qualità inizia a peggiorare e si riduce progressivamente la probabilità di avere una gravidanza. Per tale motivo in alcune cliniche si consiglia l'ovodonazione a tutte le donne sopra i 42 anni. Anche le donne già in menopausa (fisiologica o precoce) possono ricorrere all'ovodonazione, effettuando un opportuno trattamento ormonale per ristabilire fittiziamente il ciclo e preparare l'endometrio all'impianto dell'embrione. In alcuni casi gli ovociti ci sono ma non vengono portati a maturazione naturalmente. Se le indagini cliniche individuano questo problema, prima di ricorrere all'ovodonazione, è possibile tentare il prelievo del tessuto ovarico e provare ad indurre in vitro la maturazione degli ovociti della paziente.Procedimento
L'ovodonazione si realizza essenzialmente in tre fasi:- Nella prima fase la donatrice si sottopone alla stimolazione ovarica, trattamento ormonale tipico della fecondazione in vitro, che ha lo scopo di portare a maturazione parecchi ovociti contemporaneamente. Nel frattempo il ciclo mestruale della donna ricevente viene sincronizzato con quello della donatrice in modo che il suo endometrio sia pronto a ricevere gli embrioni quando gli ovociti della donatrice verranno fecondati. La sincronizzazione viene ottenuta attraverso un blando protocollo ormonale (estrogeni per via orale o transdermica)
- Gli ovociti portati a maturazione dalla stimolazione ovarica vengono poi raccolti e fecondati in vitro, attraverso FIVET (mettendo a contatto di ovuli e spermatozi) oppure ICSI (in ogni ovocita si inietta uno spermatozoo opportunamente selezionato, tale pratica è detta anche microinseminazione).
- Degli embrioni così ottenuti, ancora in fase di blastocisti, ne vengono trasferiti transfer da uno a tre (normalmente due) nell'utero della ricevente. Il numero degli embrioni da trasferire viene scelto in base alla probabilità che si impiantino sull'endometrio. È importante che tale scelta venga fatta correttamente perché la gravidanza multipla introduce elementi di incertezza e l'aborto selettivo è una pratica rischiosa e non auspicabile.
- Il primo è quello dell'ovodonazione "piena" (full-egg), in cui la donatrice non è una paziente che si sottopone ad un ciclo di fecondazione assistita e cede, a una o due donne riceventi, tutti gli ovociti prodotti in seguito alle sue stimolazioni ormonali.
- Il secondo è quello dell'egg sharing (condivisione di ovociti), in cui una donna che si sottopone al trattamento in vista di una fecondazione in vitro destinata a sé stessa, cede soltanto gli ovociti in soprannumero rispetto a quelli che lei utilizzerà, in genere la metà.

