Come riportato dal quotidiano Il Mattino oggi in edicola, la pronuncia della Corte di Cassazione sull’inchiesta relativa all’omicidio di Angelo Vassallo, il sindaco di Pollica assassinato nel settembre del 2010, riaccende l’attenzione su uno dei procedimenti giudiziari più lunghi e complessi degli ultimi quindici anni.
Per la seconda volta, infatti, gli Ermellini hanno annullato l’ordinanza emessa dal Tribunale del Riesame di Salerno, determinando il ritorno degli atti davanti ai giudici salernitani per una nuova valutazione.
Omicidio Vassallo, la Cassazione rimette tutto in gioco
La decisione della Suprema Corte interviene esclusivamente su profili di legittimità, legati a presunti vizi di diritto o a carenze nella motivazione, senza entrare nel merito delle accuse contestate.
Un aspetto su cui insiste Dario Vassallo, fratello del “sindaco pescatore” e presidente della Fondazione a lui intitolata, che invita a leggere il provvedimento nel corretto alveo giuridico. Secondo Vassallo, l’annullamento non equivale a una valutazione delle prove raccolte né a un ridimensionamento dell’impianto accusatorio, poiché la verifica dei fatti e degli elementi probatori resta prerogativa esclusiva dei giudici di merito.
In quest’ottica, viene respinta
ogni interpretazione che descriva la pronuncia della Cassazione come un successo processuale per gli imputati. L’essere chiamati a rispondere di accuse di tale gravità, viene sottolineato, rappresenta già una condizione particolarmente rilevante sotto il profilo giudiziario. L’attenzione ora è rivolta all’udienza fissata per il 16 gennaio, quando il giudice per l’udienza preliminare del Tribunale di Salerno dovrà pronunciarsi sull’eventuale rinvio a giudizio.
Davanti al gup dovranno comparire il colonnello dei carabinieri Fabio Cagnazzo, l’ex brigadiere Lazzaro Cioffi e l’imprenditore Giuseppe Cipriano, tutti accusati di concorso in omicidio aggravato dal metodo mafioso. A questi si aggiunge Giovanni Cafiero, chiamato a rispondere di reati legati al traffico di sostanze stupefacenti. Un quinto indagato, l’ex collaboratore di giustizia Romolo Ridosso, ha invece scelto il rito abbreviato.
Il procedimento si fonda su un’imponente mole documentale:
il fascicolo dell’inchiesta conta circa 80mila pagine, frutto di un’indagine articolata e durata anni, coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia. Secondo quanto evidenziato dalla famiglia Vassallo, il quadro investigativo raccoglie elementi ritenuti di particolare rilevanza e gravità, maturati attraverso attività istruttorie complesse e il coinvolgimento di figure eterogenee.
Resta fermo il principio della presunzione di innocenza fino all’ultimo grado di giudizio, ma viene rimarcato come, nel corso di quindici anni, i nominativi emersi nelle indagini siano rimasti sostanzialmente invariati e come non siano emerse ricostruzioni alternative ritenute credibili. Un eventuale mancato rinvio a giudizio, viene osservato, rischierebbe di consegnare definitivamente l’omicidio di Angelo Vassallo all’elenco dei delitti irrisolti.
Più prudente la posizione del
sindaco in carica di Pollica, Stefano Pisani, che si limita a prendere atto dell’effetto giuridico della sentenza: l’annullamento con rinvio al Tribunale del Riesame. In attesa delle nuove determinazioni dei giudici, l’amministrazione comunale ribadisce fiducia nell’operato della magistratura e la volontà di continuare a perseguire la verità sull’assassinio del primo cittadino, simbolo di legalità e impegno civile.