Il tunisino di 26 anni, accusato dell'omicidio del giornalista sportivo Luigi Esposito, resta in carcere: a deciderlo nella giornata di ieri lunedì 27 luglio il gip che ha riconosciuto le aggravanti richieste dal pm ovvero la premeditazione e la crudeltà. Lo riporta l'odierna edizione del Mattino.
Attualmente, il Tribunale concorda con la Procura di Salerno e mette in dubbio la versione del tunisino. Il giovane, in condizioni irregolari e senza una residenza fissa, su cui pendeva un decreto di espulsione, avrebbe da tempo pianificato di uccidere il giornalista. Per avvalorare questa ipotesi, la Procura, con le indagini condotte dal sostituto Alessandro Di Vico, ha predisposto per oggi accertamenti su elementi chiave come la bicicletta usata dall'indagato per raggiungere la località Cioffi a Eboli quella notte e sui telefoni cellulari di Esposito e Rahmouni. Le conversazioni e i contenuti scambiati potrebbero fare luce sulle modalità del loro incontro avvenuto tra il 18 e 19 luglio scorso.
L'interrogatorio dell'indagato si è svolto ieri mattina e ha avuto una durata di circa due ore. Rispondendo alle domande di Pm e Gip, Ridha ha ripercorso in gran parte quanto già dichiarato dopo l'arresto, compiuto mediante un decreto di fermo d'indiziato. Accompagnato dall'avvocato Giovanni Mauri, Rahmouni Ridha ha dichiarato di conoscere Luigi Esposito da circa un anno. Utilizzavano un traduttore per comunicare. Secondo Ridha, il giornalista 53enne avrebbe tentato più volte approcci sessuali con ragazzi della zona, offrendo in cambio denaro e aiuti non specificati. È un dettaglio che rientra nell'indagine della Procura per chiarire il contesto dell'omicidio. Ridha sostiene che anche nei suoi confronti Esposito abbia fatto avances sessuali che ha rifiutato per motivi religiosi, essendo musulmano praticante. Durante il loro incontro sarebbe scoppiata una lite. Sentendosi oppresso dalle insistenze della vittima, Ridha lo avrebbe aggredito con estrema violenza, infliggendo calci e pugni. Successivamente avrebbe avvolto Esposito in una coperta, usato della plastica e bruciato il corpo con un accendino. Dopo aver gettato le chiavi dell'auto della vittima in un torrente, gli sottrae telefono cellulare, carta di credito e un anello. Si allontana poi su una bicicletta fino al rifugio nel casolare abbandonato. Il tunisino inoltre dichiara: "Ero convinto fosse già morto quando gli ho dato fuoco".
Il momento dell'omicidio è collocato tra le 22:25 del 18 luglio e le 01:52 del giorno seguente. È il periodo in cui una guardia giurata nota le fiamme e lancia l'allarme. La stessa guardia aveva osservato l'auto di Esposito ore prima ma non aveva investigato ulteriormente, pensando si trattasse di una coppietta alla ricerca di intimità. Rahmouni Ridha è stato identificato grazie ai tabulati telefonici e ai messaggi che provano i contatti con la vittima quella notte. Questi risalivano al 28 giugno (la sua dichiarazione di conoscenza con Esposito da un anno è in fase di verifica). Un'altra prova include un'impronta trovata sull'auto del giornalista, parcheggiata a circa 100 metri dal luogo del ritrovamento del corpo. Questo dato è stato confrontato con impronte già in possesso dei carabinieri a causa di precedenti penali sul tunisino. Nel rifugio sono stati trovati gli effetti personali di Luigi Esposito: l'analisi del telefono potrà forse chiarire alcuni aspetti ancora oscuri su questa terribile vicenda.
Premeditazione e crudeltà per l'omicidio di Luca Esposito: il tunisino resta in carcere, rischia l'ergastolo
Rahmouni Ridha, il tunisino di 26 anni accusato dell'omicidio del giornalista Luigi Esposito, rimane in carcere. Questa decisione è stata presa nella giornata di ieri lunedì 27 luglio dal Gip del Tribunale di Salerno, Giandomenico D'Agostino, dopo l'udienza di convalida. Sebbene temporaneamente, al giovane viene contestato l'omicidio volontario con due aggravanti: crudeltà e premeditazione. Il magistrato ha convalidato l'arresto, considerando reale il pericolo di fuga (Ridha è stato catturato dopo giorni di ricerche, rintracciato in un casolare dove aveva cercato di scappare) e il rischio di ripetizione del reato, viste le modalità violente del delitto.Attualmente, il Tribunale concorda con la Procura di Salerno e mette in dubbio la versione del tunisino. Il giovane, in condizioni irregolari e senza una residenza fissa, su cui pendeva un decreto di espulsione, avrebbe da tempo pianificato di uccidere il giornalista. Per avvalorare questa ipotesi, la Procura, con le indagini condotte dal sostituto Alessandro Di Vico, ha predisposto per oggi accertamenti su elementi chiave come la bicicletta usata dall'indagato per raggiungere la località Cioffi a Eboli quella notte e sui telefoni cellulari di Esposito e Rahmouni. Le conversazioni e i contenuti scambiati potrebbero fare luce sulle modalità del loro incontro avvenuto tra il 18 e 19 luglio scorso.
L'interrogatorio dell'indagato si è svolto ieri mattina e ha avuto una durata di circa due ore. Rispondendo alle domande di Pm e Gip, Ridha ha ripercorso in gran parte quanto già dichiarato dopo l'arresto, compiuto mediante un decreto di fermo d'indiziato. Accompagnato dall'avvocato Giovanni Mauri, Rahmouni Ridha ha dichiarato di conoscere Luigi Esposito da circa un anno. Utilizzavano un traduttore per comunicare. Secondo Ridha, il giornalista 53enne avrebbe tentato più volte approcci sessuali con ragazzi della zona, offrendo in cambio denaro e aiuti non specificati. È un dettaglio che rientra nell'indagine della Procura per chiarire il contesto dell'omicidio. Ridha sostiene che anche nei suoi confronti Esposito abbia fatto avances sessuali che ha rifiutato per motivi religiosi, essendo musulmano praticante. Durante il loro incontro sarebbe scoppiata una lite. Sentendosi oppresso dalle insistenze della vittima, Ridha lo avrebbe aggredito con estrema violenza, infliggendo calci e pugni. Successivamente avrebbe avvolto Esposito in una coperta, usato della plastica e bruciato il corpo con un accendino. Dopo aver gettato le chiavi dell'auto della vittima in un torrente, gli sottrae telefono cellulare, carta di credito e un anello. Si allontana poi su una bicicletta fino al rifugio nel casolare abbandonato. Il tunisino inoltre dichiara: "Ero convinto fosse già morto quando gli ho dato fuoco".
Il momento dell'omicidio è collocato tra le 22:25 del 18 luglio e le 01:52 del giorno seguente. È il periodo in cui una guardia giurata nota le fiamme e lancia l'allarme. La stessa guardia aveva osservato l'auto di Esposito ore prima ma non aveva investigato ulteriormente, pensando si trattasse di una coppietta alla ricerca di intimità. Rahmouni Ridha è stato identificato grazie ai tabulati telefonici e ai messaggi che provano i contatti con la vittima quella notte. Questi risalivano al 28 giugno (la sua dichiarazione di conoscenza con Esposito da un anno è in fase di verifica). Un'altra prova include un'impronta trovata sull'auto del giornalista, parcheggiata a circa 100 metri dal luogo del ritrovamento del corpo. Questo dato è stato confrontato con impronte già in possesso dei carabinieri a causa di precedenti penali sul tunisino. Nel rifugio sono stati trovati gli effetti personali di Luigi Esposito: l'analisi del telefono potrà forse chiarire alcuni aspetti ancora oscuri su questa terribile vicenda.

