Prima Lampedusa, poi Savona e infine il Salernitano. Nel percorso italiano di Ridha Rahmouni compaiono controlli di polizia, un’identità diversa da quella anagrafica, una richiesta di regolarizzazione respinta e un decreto di espulsione rimasto ineseguito. Tre anni dopo il suo arrivo, il tunisino di 26 anni è finito al centro dell’inchiesta sull’omicidio del giornalista Luigi “Luca” Esposito.
Omicidio Esposito, il passato di Ridha Rahmouni: dallo sbarco a Lampedusa all'arresto nel casolare di Eboli
Nato in Tunisia il 9 maggio 2000, Rahmouni sarebbe arrivato in Italia nell’estate del 2023, sbarcando a Lampedusa dopo aver attraversato il Mediterraneo. Un successivo controllo risale al 16 ottobre dello stesso anno e venne effettuato dalla Questura di Savona. Il giovane riuscì poi a raggiungere la provincia di Salerno, dove tentò di regolarizzare la propria posizione.
L’istanza venne però respinta dalla Questura di Salerno il 13 dicembre 2024. Dagli accertamenti sarebbe inoltre emerso un decreto di espulsione mai eseguito. Il ventiseienne si sarebbe reso irreperibile, sottraendosi al rimpatrio.
Il falso nome e l’occupazione dell’immobile ad Altavilla Silentina
Rahmouni tornò successivamente all’attenzione delle forze dell’ordine con il nome di Amed Jamal. Utilizzando questa identità, venne denunciato dopo essere stato trovato all’interno di un immobile occupato abusivamente nel territorio di Altavilla Silentina, a circa venti chilometri da Eboli.
Anche durante altri controlli effettuati dai Carabinieri sarebbe stato nuovamente identificato e fotografato con quel nome. Uno degli ultimi accertamenti sarebbe avvenuto pochi giorni prima della morte di Luca Esposito. Proprio le fotografie segnaletiche raccolte in quelle occasioni avrebbero poi contribuito al lavoro degli investigatori.
L'arresto per l'omicidio di Esposito
Dopo il ritrovamento del corpo del giornalista nelle campagne di Eboli, le indagini hanno progressivamente indirizzato l’attenzione sul ventiseienne. Rahmouni è stato rintracciato in un casolare abbandonato nel quale viveva abusivamente insieme ad altri cittadini stranieri privi di permesso di soggiorno. Alla vista dei Carabinieri avrebbe inizialmente tentato di scappare, per poi barricarsi nell’edificio. Circondato dai militari, si è infine consegnato.
Dopo il fermo l’interrogatorio con l’interprete
Quello sarebbe stato l’unico momento nel quale il giovane è apparso particolarmente agitato. Una volta condotto negli uffici investigativi, avrebbe mantenuto un atteggiamento calmo e collaborativo.
Con l’assistenza di un’interprete ha fornito la propria ricostruzione dell’incontro con Esposito e della successiva aggressione. Non avrebbe invece riferito particolari sui propri legami familiari o sentimentali. Il ventiseienne ha dichiarato di essere musulmano e ha mostrato, attraverso il proprio racconto, un forte attaccamento alle pratiche religiose.
La versione fornita sul movente
Secondo quanto dichiarato dall’indagato, Esposito avrebbe insistito per avere con lui rapporti a pagamento. Rahmouni avrebbe riferito di vivere quelle richieste con crescente disagio. Il giovane avrebbe inoltre sostenuto di non accettare che proposte analoghe fossero rivolte ad altri ragazzi nordafricani in condizioni di necessità.
A suo dire, quelle frequentazioni avrebbero allontanato alcuni amici e conoscenti dalla preghiera, inducendoli a compiere atti da lui ritenuti impuri. Si tratta esclusivamente della versione fornita dall’indagato, che dovrà essere verificata dagli investigatori attraverso riscontri autonomi e valutata dall’autorità giudiziaria.

