Durante l’udienza a porte chiuse per la morte di Domenico Caliendo presso il Tribunale di Napoli, si è registrato uno scontro particolarmente acceso tra il pubblico ministero Giuseppe Tittaferrante e il cardiochirurgo Guido Oppido. Lo riporta Il Mattino.
Oppido, dal canto suo, ha immediatamente respinto le accuse di irrisione, replicando: "Non sto ridendo. Guardi, io tutto faccio tranne che ridere. Anzi: le assicuro che sono sei mesi che non rido più." Questo scambio teso è stato verbalizzato durante l’udienza, svolta giovedì scorso davanti al giudice Mariano Sorrentino. La questione ruota attorno alla richiesta di interdizione avanzata dal pm Tittaferrante e dall'aggiunto Antonio Ricci, relativa all’accusa di falso nelle annotazioni della cartella clinica redatte dai chirurghi dopo l’operazione fatale.
Al centro del dibattito vi è l’espianto del cuore nativo di Domenico al Monaldi il 23 dicembre scorso. Prima di procedere, il cuore arrivato da Bolzano si era deteriorato a causa del ghiaccio sintetico contenuto in un recipiente non idoneo. Secondo i chirurghi, l’evento sarebbe stato il risultato di un problema di comunicazione tra i membri dell’equipe. Oppido, supportato dagli avvocati Vittorio Manes e Alfredo Sorge, ha sin dall’inizio sostenuto la correttezza del proprio operato, sottolineando di aver preso ogni precauzione prima di avviare la cardioectomia, chiedendo conferme ai colleghi di Bolzano.
Le reazioni a questo confronto sono state contrastanti. Il legale di Oppido, Alfredo Sorge, ha dichiarato: "Guido Oppido non ha assolutamente riso. Certamente ci sono stati momenti di tensione, ma sempre nel massimo rispetto dei ruoli e della gravità del caso trattato. L’udienza si è svolta sotto l’attenta supervisione del giudice e possiamo garantire che non vi è stata alcuna caduta di stile." Diverso il parere di Patrizia Mercolino, madre di Domenico, assistita dall'avvocato Francesco Petruzzi: "Trovo insopportabile e irrispettoso che un chirurgo, davanti a una tragedia come quella che ha colpito mio figlio, abbia riso durante l’interrogatorio davanti al giudice."
Durante l'interrogatorio, anche la vicechirurga Emma Bergonzoni, difesa dal professor Vincenzo Maiello, ha fornito dettagli importanti sugli eventi in sala operatoria. Ha precisato che il sezionamento delle vene cave, atto iniziale dell’espianto del cuore nativo, era avvenuto quando i medici giunti da Bolzano, Farina e Pagano, non erano ancora fisicamente presenti in sala operatoria ma si trovavano nel bagno a prepararsi. Alla domanda del pm sul senso delle annotazioni nella cartella clinica, dove si era indicato che l’equipe da espianto fosse operativa al momento dell’inizio della cardioectomia, Bergonzoni ha risposto chiarendo che tutto si svolgeva con urgenza e rapidità. L’equipe aveva dato rassicurazioni prima che emergesse il problema del ghiaccio sintetico e del deterioramento del cuore donato.
Ora la decisione spetta al giudice Sorrentino, chiamato a stabilire se le evidenze raccolte siano sufficienti per procedere con la richiesta di interdizione contro i due medici accusati di falso documentale. La vicenda rimane aperta, mentre famiglie e professionisti attendono con apprensione una conclusione giuridica che potrebbe avere profonde ripercussioni.
Domenico Caliendo, lo scontro tra il pm e il chirurgo Oppido: «È un dramma, non rida»
La vicenda giudiziaria legata alla morte del piccolo Domenico Caliendo, un bambino di due anni deceduto durante un trapianto di cuore, continua a destare attenzione e polemiche, con tensioni palpabili tra accusa e difesa. Durante l’udienza a porte chiuse presso il Tribunale di Napoli, si è registrato uno scontro particolarmente acceso tra il pubblico ministero Giuseppe Tittaferrante e il cardiochirurgo Guido Oppido. Il pm, visibilmente irritato da un’espressione del chirurgo, ha reagito con una frase dura e diretta: "È un processo su un bambino di due anni che è morto. Se evitiamo di ridere".Oppido, dal canto suo, ha immediatamente respinto le accuse di irrisione, replicando: "Non sto ridendo. Guardi, io tutto faccio tranne che ridere. Anzi: le assicuro che sono sei mesi che non rido più." Questo scambio teso è stato verbalizzato durante l’udienza, svolta giovedì scorso davanti al giudice Mariano Sorrentino. La questione ruota attorno alla richiesta di interdizione avanzata dal pm Tittaferrante e dall'aggiunto Antonio Ricci, relativa all’accusa di falso nelle annotazioni della cartella clinica redatte dai chirurghi dopo l’operazione fatale.
Al centro del dibattito vi è l’espianto del cuore nativo di Domenico al Monaldi il 23 dicembre scorso. Prima di procedere, il cuore arrivato da Bolzano si era deteriorato a causa del ghiaccio sintetico contenuto in un recipiente non idoneo. Secondo i chirurghi, l’evento sarebbe stato il risultato di un problema di comunicazione tra i membri dell’equipe. Oppido, supportato dagli avvocati Vittorio Manes e Alfredo Sorge, ha sin dall’inizio sostenuto la correttezza del proprio operato, sottolineando di aver preso ogni precauzione prima di avviare la cardioectomia, chiedendo conferme ai colleghi di Bolzano.
Le reazioni a questo confronto sono state contrastanti. Il legale di Oppido, Alfredo Sorge, ha dichiarato: "Guido Oppido non ha assolutamente riso. Certamente ci sono stati momenti di tensione, ma sempre nel massimo rispetto dei ruoli e della gravità del caso trattato. L’udienza si è svolta sotto l’attenta supervisione del giudice e possiamo garantire che non vi è stata alcuna caduta di stile." Diverso il parere di Patrizia Mercolino, madre di Domenico, assistita dall'avvocato Francesco Petruzzi: "Trovo insopportabile e irrispettoso che un chirurgo, davanti a una tragedia come quella che ha colpito mio figlio, abbia riso durante l’interrogatorio davanti al giudice."
Durante l'interrogatorio, anche la vicechirurga Emma Bergonzoni, difesa dal professor Vincenzo Maiello, ha fornito dettagli importanti sugli eventi in sala operatoria. Ha precisato che il sezionamento delle vene cave, atto iniziale dell’espianto del cuore nativo, era avvenuto quando i medici giunti da Bolzano, Farina e Pagano, non erano ancora fisicamente presenti in sala operatoria ma si trovavano nel bagno a prepararsi. Alla domanda del pm sul senso delle annotazioni nella cartella clinica, dove si era indicato che l’equipe da espianto fosse operativa al momento dell’inizio della cardioectomia, Bergonzoni ha risposto chiarendo che tutto si svolgeva con urgenza e rapidità. L’equipe aveva dato rassicurazioni prima che emergesse il problema del ghiaccio sintetico e del deterioramento del cuore donato.
Ora la decisione spetta al giudice Sorrentino, chiamato a stabilire se le evidenze raccolte siano sufficienti per procedere con la richiesta di interdizione contro i due medici accusati di falso documentale. La vicenda rimane aperta, mentre famiglie e professionisti attendono con apprensione una conclusione giuridica che potrebbe avere profonde ripercussioni.

