Il cantante italiano,
Marco Mengoni, ha raccontato in un'intervista per Vanity Fair,
l’importanza della sostenibilità e
delle sue radici. Ha parlato anche di come gli insegnamenti delle persone più importanti della sua vita gli abbiano dato la forza di andare avanti e di come è riuscito a superare ogni paura.
Marco Megoni si racconta: l'importanza della sostenibilità
«
C’è stato un momento in cui ho pensato di cambiare rotta, di lasciare la musica: ero circondato da persone di cui non mi fidavo, non avevo nessuno che mi diceva la verità senza filtri. Poi è bastato affinare il potere di “leggere” gli esseri umani che ho ereditato dalla mamma e dalla nonna, la parte magica della famiglia». Così inizia l'intervista di
Marco Mengoni per Vanity Fair.
Poi prosegue, parlando
del modo in cui ce l'ha fatta:
«Se penso a me intorno ai 20 anni, mi faccio molta tenerezza: mi affannavo a ritagliarmi giorni di invisibilità, uscire di casa mi spaventava, evitavo di indossare gli occhiali da sole per il timore che mi rendessero appariscente e attirassero lo sguardo e il giudizio degli altri. Oggi invece nel mio zaino c’è un libro che parla proprio di questo: che non si può piacere a tutti».
Poi ha parlato di una
delle sue ultime passioni:
«Da tempo ormai il packaging dei miei cd è sostenibile, i tour sono a zero emissioni e ora persino waterequal. Nel privato, riutilizzo all’infinito le confezioni di plastica e scelgo rigorosamente la borraccia. E se nelle case degli amici scopro che la differenziata non è fatta a regola d’arte indago per smascherare chi è stato». La sua coscienza ambientalista ha delle radici nell'infanzia: «Mio nonno mi portava a camminare nei dintorni di Ronciglione. Ho ancora nella testa la sua immagine quando mi sgridava perché buttavo a terra la gomma da masticare: “O la raccogli, o te la rimetto in bocca”».