«I disoccupati sono uguali in tutta la Campania, senza distinzioni territoriali». Con queste parole l’ex governatore della Regione Campania, Vincenzo De Luca, è intervenuto sul tema delle politiche del lavoro e delle recenti proteste legate all’accesso all’occupazione pubblica, ribadendo una linea improntata al principio di uguaglianza e al rispetto delle regole.
L’ex presidente della Regione ha quindi messo in guardia da quello che ha definito il rischio di “illusioni pericolose”, facendo riferimento all’uso improprio di strumenti come tirocini extracurriculari e progetti formativi. Secondo De Luca, tali misure non possono e non devono essere interpretate come canali alternativi o scorciatoie per l’ingresso nella pubblica amministrazione. «Se si diffonde l’idea che basti iscriversi a una “lista di lotta” per essere assunti nel pubblico – ha dichiarato – non si fa politica sociale, ma clientelismo». Un passaggio con cui ha inteso ribadire la centralità dei concorsi pubblici come unico strumento legittimo di accesso al lavoro nella pubblica amministrazione.
Nel suo ragionamento, De Luca ha richiamato anche l’esperienza dei Navigator, la figura introdotta a livello nazionale nell’ambito delle politiche attive del lavoro. L’ex governatore ha ricordato come la Campania sia stata l’unica Regione a rifiutarne l’impiego. «Il tempo ci ha dato ragione – ha spiegato – erano risorse sprecate per chi non ne aveva bisogno, invece di aiutare davvero le fasce più deboli». Un riferimento utilizzato per sostenere la scelta di orientare gli interventi regionali verso misure ritenute più efficaci.
Lavoro e proteste, l'intervento di De Luca
Nel corso del suo intervento, De Luca ha sottolineato come la condizione di disoccupazione non possa essere valutata sulla base della provenienza geografica. «Un disoccupato del Vomero o del Corso Vittorio Emanuele di Salerno vale esattamente quanto uno di Caserta, Avellino o Benevento», ha affermato, chiarendo che la visibilità delle mobilitazioni o la pressione esercitata sul piano mediatico non determinano un diverso riconoscimento dei diritti. «Fare più rumore non significa avere più diritti degli altri», ha aggiunto, richiamando la necessità di criteri uniformi e trasparenti.L’ex presidente della Regione ha quindi messo in guardia da quello che ha definito il rischio di “illusioni pericolose”, facendo riferimento all’uso improprio di strumenti come tirocini extracurriculari e progetti formativi. Secondo De Luca, tali misure non possono e non devono essere interpretate come canali alternativi o scorciatoie per l’ingresso nella pubblica amministrazione. «Se si diffonde l’idea che basti iscriversi a una “lista di lotta” per essere assunti nel pubblico – ha dichiarato – non si fa politica sociale, ma clientelismo». Un passaggio con cui ha inteso ribadire la centralità dei concorsi pubblici come unico strumento legittimo di accesso al lavoro nella pubblica amministrazione.
Nel suo ragionamento, De Luca ha richiamato anche l’esperienza dei Navigator, la figura introdotta a livello nazionale nell’ambito delle politiche attive del lavoro. L’ex governatore ha ricordato come la Campania sia stata l’unica Regione a rifiutarne l’impiego. «Il tempo ci ha dato ragione – ha spiegato – erano risorse sprecate per chi non ne aveva bisogno, invece di aiutare davvero le fasce più deboli». Un riferimento utilizzato per sostenere la scelta di orientare gli interventi regionali verso misure ritenute più efficaci.

