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Redazione Occhio Notizie06/27/2022

La Capria, il racconto su Napoli: "Non bisognerebbe parlarne"

Questa mattina, 27 giugno 2022, è morto lo scrittore Raffaele La Capria. Il vincitore del Premio Strega ha lasciato un racconto dedicato a Napoli. Il brano di La Capria è stato donato dallo stesso scrittore a Repubblica, che lo ha inserito nel libro "Napoli nessuna e centomila", pubblicato dalla redazione partenopea nella collana editoriale Novanta/Venti.

Il racconto di La Capria su Napoli

Raffaele La Capria già nel romanzo Feriti a Morte aveva denunciato il malgoverno partenopeo. L'autore napoletano ha rimarcato le sue posizioni nel racconto dedicato a Repubblica. La Capria chiede di non parlare più di Napoli per non minimizzarla e non ridurla ad un semplice insieme di parole vuote.
Negli ultimi anni ripeto, a chiunque me lo chieda e pure a me stesso, che bisognerebbe tacere su Napoli e non parlarne più. Prendete un oggetto qualsiasi, d’uso comune. Una bottiglia, per esempio. Osservatela a lungo. Poi provate a descriverla più e più volte. Dopo le prime versioni vedrete le vostre parole ridursi, banalizzarsi. E con esse le caratteristiche uniche e peculiari dell’oggetto, lo stupore del suo esserci. Bisognerebbe tacere su Napoli e non parlarne più: quasi ogni parola pronunciata su Napoli produce sulla città un abuso di lesa differenza. Ogni volta i discorsi si incrostano di stereotipi e falsi miti derivanti da certi complessi di inferiorità o di superiorità che l’idea di Napoli suscita in chiunque, immediati e istintivi non appena se ne parla. Bisognerebbe tacere su Napoli e non parlarne più, per lasciare che essa viva e respiri al di fuori delle nostre parole e possa ritornare nel tempo.
La Capria fa notare che è inevitabile non parlare di Napoli. Si paragona a Gianbattista Vico nella ciclicità dei temi e della storia. Una serie di corsi e ricorsi storici che lo pervadono e che si ripresentano più vivi che mai.
Certo non esiste altra città nella quale il nesso tra l’individuo e la storia collettiva sia così stretto e condizionante come accade a Napoli. Quando si nasce a Napoli, si viene al mondo in quell’impasto di mentalità, linguaggio, mito, ideologia. Napoli è una città che ha leggende, storie, decadenze, rivolte e dei che bastano per un intero continente. A un certo punto della sua storia, si è fatta Nazione e ha continuato per molto tempo a fingersi luogo privilegiato e universale, anche quando quell’innata armonia tra Natura e storia è andata perduta.

La conclusione di Raffaele La Capria

Il racconto su Napoli di La Capria si conclude così:
Quando mi ha chiesto come avessi fatto a vedere Napoli al di là della sua narrazione eterna e come si potesse da questa liberarla; se pensassi che la natura di un luogo influenzi la psiche dei popoli; come evitare di restare per sempre schiavi di un’idea di felicità nata in un contesto unico come il nostro, in cui la bellezza della natura sembra contenere una promessa inevitabilmente disattesa; quando mi ha riportato le voci su Napoli, della nuova letteratura e non, che cercavano di districarsi in quello stesso pantano di foresta vergine che avevo attraversato, è stato allora che ho capito che avrei infranto il mio tabù. Ma cosa avrei detto? Dopo aver molto riflettuto, a lei in particolare dissi questo: che sarebbe bene non vivere nelle concettualizzazioni e rifuggire le categorie; essere cittadini del mondo, nel senso di abitare la geografia, ma pure la storia; trovare la giusta combinazione tra differenza e omologazione, così che lei e le generazioni future possano ridisegnare un’idea di uomo meno uniforme e più creativo; resistere con la propria umanità per portarla intatta al di là della disumanità, delle falsificazioni e della violenza del presente; ma soprattutto fare pace col passato, perché è solo accettando il proprio passato che s’impedisce alla storia di ferire l’identità, è così che ci si conquista il presente. Ed è quello che direi adesso a chiunque mi chiedesse di Napoli.
#Napoli

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