Le
janare sono delle specie di
streghe che popolavano le leggende di
Benevento. Il nome potrebbe derivare da Dianara, ossia sacerdotessa di Diana, dea romana della luna.
La leggenda delle janare di Benevento
Le
streghe beneventane si riunivano sotto un immenso
noce lungo le sponde del fiume Sabato; invocate da una cantilena, che recitava
"'nguento 'nguento, mànname a lu nocio 'e Beneviente, sott'a ll'acqua e sotto ô viento, sotto â ogne maletiempo", esse tenevano i loro
sabba in cui veneravano il demonio sotto forma di cane o caprone.
La
janara usciva di notte e si intrufolava nelle stalle dei cavalli per prendere una giumenta e cavalcarla per tutta la notte. Avrebbe avuto inoltre l'abitudine di fare le treccine alla criniera della giovane cavalla rapita, lasciando così un segno della sua presenza. Capitava a volte che la giumenta sfinita moriva di fatica. Per evitare il rapimento delle giumente si era soliti, nel passato e ancora oggi, piazzare un sacco di sale o una scopa davanti alle porte delle stalle, poiché la
janara non poteva resistere alla tentazione di contare i grani di sale o i fili della scopa e mentre lei fosse stata intenta nella conta sarebbe venuto il giorno e sarebbe dovuta fuggire, perché la luce pare fosse mortale nemica per le
janare.
Le streghe esperte di chimica
Le
janare erano esperte in erbe medicamentose e, inoltre, sapevano riconoscere quelle con poteri narcotici oppure stupefacenti. Con queste erbe fabbricavano gli unguenti che permettevano loro di diventare invisibili oppure di volare. Le
janare, a differenza delle streghe, erano solitarie, di carattere aggressivo ed acido.
La loro persecuzione e la triste fine
San Bernardino da Siena, che nel 15° secolo predicò aspramente contro di loro, con particolare riferimento a quelle di
Benevento. Spesso egli le additava al popolo come responsabili delle sciagure, e senza mezzi termini affermava che dovevano essere sterminate.
Ludovico Antonio Muratori nel 1745 affermò che le
streghe sono solo donne malate psichicamente. Ipotesi successive vorrebbero che l'unguento di cui le
streghe si cospargevano fosse una sostanza allucinogena.