Ciò che doveva essere un pomeriggio di festa per una bambina si è trasformato in un episodio doloroso e discriminatorio. La piccola, affetta da una grave disabilità cognitiva, epilessia e ritardo importante, era presente alla festa di Carnevale organizzata dal Comune di Ischia Porto nella piazzetta San Girolamo. Accompagnata dalla madre e da un’amica, la bambina avrebbe dovuto partecipare ai giochi, ai coriandoli e alla musica insieme agli altri piccoli.
La madre della bambina, Romina, ha raccontato all’ANSA l’impatto emotivo sulla figlia: «Dopo aver capito di essere stata rifiutata, mia figlia non ha smesso di piangere, è stato un episodio bruttissimo». Di fronte al rifiuto percepito dalla figlia, la madre e l’amica hanno deciso di lasciare la festa, optando però per non rientrare subito a casa, accompagnando la bambina a visitare alcune attrazioni della zona, tra cui un piccolo zoo, per cercare di salvare la giornata.
Oltre alla denuncia pubblica dell’accaduto, la madre ha voluto sottolineare l’importanza dell’inclusione reale e concreta: «Credo che per molte persone inclusione sia una parola vuota, in realtà la nostra non è una società inclusiva. Posso dire che solo a scuola mia figlia è davvero accettata, i suoi compagni e le mamme non la guardano con occhi diversi, ma altrove non è così».
Romina ha concluso con un appello ai valori educativi: «La diversità non è mostruosità. Mi chiedo che genere di valori la mamma che ieri ha inveito contro mia figlia trasmetterà ai suoi figli, cosa c’è di educativo nella sua reazione».
L’episodio ha suscitato forte indignazione e numerosi commenti sui social, riportando l’attenzione sulla necessità di maggiore sensibilità e inclusione verso i bambini con disabilità, non solo in ambito scolastico ma anche negli eventi pubblici e nella vita comunitaria.
Ischia, festa di Carnevale rovinata per una bambina con disabilità
Secondo quanto riportato dalla madre della bambina sui social, una donna, madre di un altro bambino presente alla festa, avrebbe inveito contro la piccola definendola «un mostro» e sostenendo che «lei non può stare qua, lei non è normale, può fare male a mio figlio». L’episodio ha scatenato dolore e incredulità, non solo per le parole pesanti rivolte alla bambina, ma anche per l’isolamento subito dalla stessa: nessun altro dei bambini presenti si è avvicinato a lei durante l’evento, lasciandola sola.La madre della bambina, Romina, ha raccontato all’ANSA l’impatto emotivo sulla figlia: «Dopo aver capito di essere stata rifiutata, mia figlia non ha smesso di piangere, è stato un episodio bruttissimo». Di fronte al rifiuto percepito dalla figlia, la madre e l’amica hanno deciso di lasciare la festa, optando però per non rientrare subito a casa, accompagnando la bambina a visitare alcune attrazioni della zona, tra cui un piccolo zoo, per cercare di salvare la giornata.
Oltre alla denuncia pubblica dell’accaduto, la madre ha voluto sottolineare l’importanza dell’inclusione reale e concreta: «Credo che per molte persone inclusione sia una parola vuota, in realtà la nostra non è una società inclusiva. Posso dire che solo a scuola mia figlia è davvero accettata, i suoi compagni e le mamme non la guardano con occhi diversi, ma altrove non è così».
Romina ha concluso con un appello ai valori educativi: «La diversità non è mostruosità. Mi chiedo che genere di valori la mamma che ieri ha inveito contro mia figlia trasmetterà ai suoi figli, cosa c’è di educativo nella sua reazione».
L’episodio ha suscitato forte indignazione e numerosi commenti sui social, riportando l’attenzione sulla necessità di maggiore sensibilità e inclusione verso i bambini con disabilità, non solo in ambito scolastico ma anche negli eventi pubblici e nella vita comunitaria.

