Tensione a Salerno: i lavoratori di Salute e Vita insultano Lorenzo Forte dopo il preavviso di diniego all’AIA, temendo per il futuro dell’attività e dei posti di lavoro. Lo riporta l'odierna edizione del Mattino.
Lavoratori contro Forte di “Salute e Vita”: polemica per il preavviso di diniego AIA
La tensione tra lavoratori e dirigenti di “Salute e Vita” ha raggiunto il culmine in via Generale Clark dove alcuni operai in presidio hanno rivolto insulti a Lorenzo Forte, leader dell’azienda, mentre lasciava in auto la sede della Regione Campania al termine della conferenza di servizi. La protesta nasce dal recente preavviso di diniego all’AIA, che mette a rischio la continuità del lavoro per le maestranze.
«Se ci sono criticità, l’azienda deve rispettare le norme – chiarisce Francesca D’Elia, segretaria della Fiom Salerno – ma resta il nodo del lavoro: un’eventuale chiusura avrebbe pesanti ripercussioni sulla continuità produttiva e sugli investimenti futuri». I lavoratori non sono disposti a spostarsi a Foggia, come proposto da Ciro Pisano, che guida la fonderia di famiglia da anni. «I lavoratori non sono pacchi», sottolinea Pisano, che davanti ai cancelli si confronta con la preoccupazione dei dipendenti.
L’ingegnere evidenzia come il progetto sia conforme alle migliori tecniche disponibili (BAT) e sottolinea le incongruenze della nuova valutazione regionale: «Fino a pochi giorni fa le BAT risultavano applicate durante le ispezioni. Abbiamo adeguato i limiti ancora più restrittivi grazie al professor Corelli, esperto italiano coinvolto nella definizione delle BAT con i commissari europei, ma il progetto non ha ancora il via libera da Regione e Arpac. Nessuna fonderia europea adotta limiti così bassi, ora verificheremo le possibilità operative».
La delusione del manager
Ciro Pisano esprime amarezza: «Il progetto di delocalizzazione è in piedi da dieci anni e ogni volta incontriamo ostacoli. Ci è mancato un indirizzo politico chiaro: siamo stati lasciati soli». Pisano osserva come il cambiamento negli interlocutori istituzionali complichi ulteriormente la situazione: «Abbiamo perso un’amministrazione comunale e regionale con cui dialogavamo; ora dobbiamo costruire nuovi rapporti».
L’eventuale diniego dell’AIA rappresenterebbe una battuta d’arresto significativa: «Se l’attività viene bloccata perdiamo avviamento, clienti e reputazione. Se necessario, chiuderemo, ma sarebbe una sconfitta per la città, la tradizione e i collaboratori». Pur senza citare direttamente un ricorso al TAR, Pisano è pronto a tutte le iniziative necessarie per tutelare l’azienda e i posti di lavoro.

