Corbara, 26 colpi contro un autosalone: gli indagati scelgono il silenzio davanti al Gip

Hanno scelto di non rispondere alle domande del giudice alcuni degli indagati coinvolti nell’inchiesta sul raid avvenuto a Corbara il 23 febbraio 2025, quando contro il garage di un autosalone furono esplosi 26 colpi con quella che gli investigatori ritengono un’arma lunga da guerra.
Il procedimento riguarda quattro persone raggiunte da misure cautelari. I primi tre interrogati davanti al Gip si sono avvalsi della facoltà di non rispondere, mentre proseguono gli accertamenti per chiarire ogni aspetto dell’episodio.
L’attacco all’autosalone di Corbara
Secondo la ricostruzione degli inquirenti, nella serata del 23 febbraio dello scorso anno il gruppo avrebbe preso di mira un autosalone del territorio, esplodendo numerosi colpi contro il garage.
Gli investigatori ritengono che per l’azione sia stata utilizzata un’arma riconducibile alla tipologia AK-47, comunemente indicata come kalashnikov.
L’accusa contestata ai quattro indagati è quella di porto in luogo pubblico di arma da guerra e relativo munizionamento in concorso. Le responsabilità individuali dovranno naturalmente essere accertate nel corso del procedimento giudiziario.
Il possibile movente al centro delle indagini
Uno degli aspetti sui quali si concentra l’inchiesta riguarda il movente del raid.
Secondo l’ipotesi investigativa, alla base dell’azione ci sarebbe stato un forte risentimento personale nei confronti dell’uomo individuato come obiettivo. In particolare, uno degli indagati, che all’epoca si trovava agli arresti domiciliari, avrebbe maturato ostilità per una precedente relazione sentimentale tra la propria compagna e la persona presa di mira.
Si tratta di una ricostruzione accusatoria ancora sottoposta alle verifiche dell’autorità giudiziaria.
Si cerca ancora l’arma utilizzata
Le indagini proseguono per definire con precisione il ruolo attribuito a ciascuno dei quattro indagati e ricostruire tutte le fasi della sparatoria.
Tra gli elementi ancora al centro degli accertamenti c’è anche la disponibilità dell’arma utilizzata nel raid e l’eventuale possibilità di individuarla e sequestrarla.
Il procedimento proseguirà ora con gli ulteriori passaggi giudiziari previsti, mentre gli investigatori continuano a raccogliere elementi utili a completare il quadro dell’inchiesta.




