«Grande Puffo, residente in via Gargamella»: l’assurdo errore dell’Ausl di Modena

Una scheda sanitaria inventata per verificare i sistemi informatici dell’Ausl di Modena è stata collegata per errore ai dati anagrafici di una dipendente reale. Il profilo riportava il nome di Grande Puffo e l’indirizzo di via Gargamella, oltre a registrazioni relative a visite, esami e ricoveri
La ricostruzione dei fatti è contenuta in un provvedimento dell’Autorità per la protezione dei dati personali del 17 aprile 2026, ripreso dal Resto del Carlino. Al centro del caso c’è un episodio di trattamento illecito di informazioni personali, legato all’utilizzo improprio di una scheda informatica di prova.
L’anomalia si è verificata quando un’infermiera dell’Ausl ha provato a fissare un tampone molecolare per una collega. Non riuscendo a completare la procedura attraverso il software abitualmente utilizzato, ha modificato la scheda di test attribuita a Grande Puffo, sostituendo inizialmente nome e cognome e intervenendo successivamente anche sulla data di nascita. La cartella, nata per simulazioni informatiche, è così diventata un secondo profilo riconducibile alla dipendente.
L’azienda sanitaria ha poi precisato che quelle registrazioni erano soltanto simulazioni eseguite per testare i sistemi e che le due schede non erano mai state accorpate. Ha inoltre dichiarato che nessun referto sanitario era stato collegato alla dipendente.
La lavoratrice che aveva effettuato la modifica è stata sottoposta a un procedimento disciplinare. L’intervento, infatti, avrebbe potuto compromettere la corretta identificazione dei pazienti e generare possibili rischi per la sicurezza delle prestazioni sanitarie.
La seconda contestazione concerne i ritardi con cui sono state gestite le richieste di accesso ai dati avanzate dalla dipendente. L’Ausl ha attribuito le attese alla complessità degli accertamenti necessari e, in una circostanza, anche a un attacco informatico che aveva interrotto le attività aziendali. Il Garante ha ritenuto che tali motivazioni non fossero sufficienti a escludere le responsabilità.
Nel determinare l’importo della sanzione, l’Autorità ha comunque tenuto conto di alcuni elementi favorevoli all’azienda: l’episodio circoscritto, la mancanza di intenzionalità, la collaborazione fornita durante gli accertamenti e il successivo ripristino della scheda. La multa complessiva ammonta a 3.500 euro: 500 euro per l’inesattezza dei dati personali e altri 3.000 euro per i ritardi nelle risposte alle richieste della dipendente.
«Grande Puffo, residente in via Gargamella»: l’assurdo errore dell’Ausl di Modena
Una scheda sanitaria inventata per verificare i sistemi informatici dell’Ausl di Modena è stata collegata per errore ai dati anagrafici di una dipendente reale. Il profilo riportava il nome di Grande Puffo e l’indirizzo di via Gargamella, oltre a registrazioni relative a visite, esami e ricoveri. La vicenda, iniziata con un tentativo di prenotazione per un tampone molecolare, ha portato il Garante della Privacy a comminare all’azienda sanitaria una sanzione complessiva di 3.500 euro.La ricostruzione dei fatti è contenuta in un provvedimento dell’Autorità per la protezione dei dati personali del 17 aprile 2026, ripreso dal Resto del Carlino. Al centro del caso c’è un episodio di trattamento illecito di informazioni personali, legato all’utilizzo improprio di una scheda informatica di prova.
L’origine del profilo sanitario intestato al personaggio dei cartoni animati
La cartella denominata “Grande Puffo” era stata predisposta dal reparto informatico dell’Ausl modenese per effettuare verifiche sul funzionamento dei programmi in uso alla struttura sanitaria. Come spiegato dall’azienda al Garante, il profilo veniva impiegato per simulare la prenotazione di diverse prestazioni, comprese quelle cardiologiche, radiologiche e ginecologiche, oltre ai servizi di salute mentale e ai tamponi per il Covid.L’anomalia si è verificata quando un’infermiera dell’Ausl ha provato a fissare un tampone molecolare per una collega. Non riuscendo a completare la procedura attraverso il software abitualmente utilizzato, ha modificato la scheda di test attribuita a Grande Puffo, sostituendo inizialmente nome e cognome e intervenendo successivamente anche sulla data di nascita. La cartella, nata per simulazioni informatiche, è così diventata un secondo profilo riconducibile alla dipendente.
La doppia scheda e la segnalazione al Garante
Nel reclamo presentato all’Autorità, la lavoratrice ha riferito che l’Ausl le aveva comunicato di non poter eliminare il secondo profilo, poiché al suo interno risultavano numerose operazioni, tra cui ricoveri e appuntamenti presso il Centro di salute mentale.L’azienda sanitaria ha poi precisato che quelle registrazioni erano soltanto simulazioni eseguite per testare i sistemi e che le due schede non erano mai state accorpate. Ha inoltre dichiarato che nessun referto sanitario era stato collegato alla dipendente.
La lavoratrice che aveva effettuato la modifica è stata sottoposta a un procedimento disciplinare. L’intervento, infatti, avrebbe potuto compromettere la corretta identificazione dei pazienti e generare possibili rischi per la sicurezza delle prestazioni sanitarie.
Le due violazioni contestate e la sanzione di 3.500 euro
La vicenda è arrivata all’attenzione del Garante dopo la denuncia della dipendente, che aveva segnalato anche la lentezza con cui l’Ausl aveva risposto alle sue richieste di chiarimento e di accesso ai dati.L’Autorità ha rilevato due violazioni distinte.
La prima riguarda il principio di esattezza delle informazioni personali stabilito dal Gdpr: l’azienda sanitaria aveva permesso che una scheda creata per le prove informatiche venisse associata ai dati di una persona realmente esistente. Per questa irregolarità è stata applicata una sanzione di 500 euro.La seconda contestazione concerne i ritardi con cui sono state gestite le richieste di accesso ai dati avanzate dalla dipendente. L’Ausl ha attribuito le attese alla complessità degli accertamenti necessari e, in una circostanza, anche a un attacco informatico che aveva interrotto le attività aziendali. Il Garante ha ritenuto che tali motivazioni non fossero sufficienti a escludere le responsabilità.
Nel determinare l’importo della sanzione, l’Autorità ha comunque tenuto conto di alcuni elementi favorevoli all’azienda: l’episodio circoscritto, la mancanza di intenzionalità, la collaborazione fornita durante gli accertamenti e il successivo ripristino della scheda. La multa complessiva ammonta a 3.500 euro: 500 euro per l’inesattezza dei dati personali e altri 3.000 euro per i ritardi nelle risposte alle richieste della dipendente.




