Resta altissima la tensione attorno alla vicenda delle Fonderie Pisano, con un intreccio sempre più complesso tra decisioni istituzionali, polemiche politiche e l’incertezza che grava su oltre cento lavoratori. La questione ruota attorno alla chiusura dello stabilimento di Fratte e alla mancata autorizzazione ambientale, mentre si moltiplicano le prese di posizione e i timori per il futuro occupazionale come riportato dal quotidiano Il Mattino oggi in edicola.
Nel suo intervento, l’ex governatore richiama anche le modifiche normative introdotte a livello europeo in materia di inquinamento atmosferico, soffermandosi su un punto interpretativo: la necessità di considerare non solo i valori registrati nei controlli puntuali, ma anche l’accumulo nel tempo degli agenti inquinanti. Proprio su questo aspetto, la Regione avrebbe chiesto chiarimenti al ministero, ricevendo conferma di un’interpretazione più restrittiva che avrebbe poi portato al rigetto dell’autorizzazione per lo stabilimento.
Parallelamente, si accende il confronto sul piano politico e sociale. Lorenzo Forte, esponente del comitato Salute e Vita, critica duramente la posizione espressa dal presidente di Confindustria Salerno, Antonio Sada, accusato di non aver tenuto conto della sentenza della Corte europea dei diritti dell’uomo che ha condannato lo Stato italiano per non aver adeguatamente tutelato la salute dei cittadini della Valle dell’Irno. Forte parla di dichiarazioni inaccettabili e lontane dalla realtà vissuta per anni dalle comunità locali, segnate da criticità ambientali e sanitarie.
Al centro della vicenda restano i lavoratori, che nei giorni scorsi hanno organizzato un presidio davanti allo stabilimento. La loro speranza è legata a una possibile sospensiva del Tar sul provvedimento regionale, che consentirebbe una ripresa temporanea delle attività. Una prospettiva ritenuta cruciale anche in funzione di una eventuale delocalizzazione dell’impianto, considerata impraticabile a produzione ferma.
I dipendenti chiedono un intervento urgente delle istituzioni regionali, sollecitando un confronto concreto per evitare che le decisioni adottate si traducano in un danno irreversibile sul piano occupazionale. La vertenza resta quindi aperta, tra ricorsi imminenti, posizioni divergenti e la necessità di trovare un equilibrio tra tutela della salute pubblica e salvaguardia del lavoro.
Fonderie Pisano, scontro totale: lavoro a rischio
L’ex presidente della Regione Campania, Vincenzo De Luca, rivendica il ruolo avuto dall’amministrazione regionale nel determinare lo stop all’impianto, sottolineando come la decisione sia maturata attraverso un confronto con il Ministero dell’Ambiente durante il suo mandato. Tuttavia, tale passaggio non risulta esplicitamente richiamato nel provvedimento che ha negato l’Autorizzazione integrata ambientale. De Luca invita a evitare strumentalizzazioni e insiste sulla necessità di individuare rapidamente una soluzione per i lavoratori, evidenziando il rischio concreto di perdita del posto e quindi del sostentamento.Nel suo intervento, l’ex governatore richiama anche le modifiche normative introdotte a livello europeo in materia di inquinamento atmosferico, soffermandosi su un punto interpretativo: la necessità di considerare non solo i valori registrati nei controlli puntuali, ma anche l’accumulo nel tempo degli agenti inquinanti. Proprio su questo aspetto, la Regione avrebbe chiesto chiarimenti al ministero, ricevendo conferma di un’interpretazione più restrittiva che avrebbe poi portato al rigetto dell’autorizzazione per lo stabilimento.
Parallelamente, si accende il confronto sul piano politico e sociale. Lorenzo Forte, esponente del comitato Salute e Vita, critica duramente la posizione espressa dal presidente di Confindustria Salerno, Antonio Sada, accusato di non aver tenuto conto della sentenza della Corte europea dei diritti dell’uomo che ha condannato lo Stato italiano per non aver adeguatamente tutelato la salute dei cittadini della Valle dell’Irno. Forte parla di dichiarazioni inaccettabili e lontane dalla realtà vissuta per anni dalle comunità locali, segnate da criticità ambientali e sanitarie.
Al centro della vicenda restano i lavoratori, che nei giorni scorsi hanno organizzato un presidio davanti allo stabilimento. La loro speranza è legata a una possibile sospensiva del Tar sul provvedimento regionale, che consentirebbe una ripresa temporanea delle attività. Una prospettiva ritenuta cruciale anche in funzione di una eventuale delocalizzazione dell’impianto, considerata impraticabile a produzione ferma.
I dipendenti chiedono un intervento urgente delle istituzioni regionali, sollecitando un confronto concreto per evitare che le decisioni adottate si traducano in un danno irreversibile sul piano occupazionale. La vertenza resta quindi aperta, tra ricorsi imminenti, posizioni divergenti e la necessità di trovare un equilibrio tra tutela della salute pubblica e salvaguardia del lavoro.

