Fonderie Pisano contro la Regione Campania: ricorso al Tar per salvare lo stabilimento di Salerno e 88 posti di lavoro

Si riaccende lo scontro legale e istituzionale sulla storica vertenza industriale delle Fonderie Pisano a Salerno.
La società proprietaria dello stabilimento situato nella frazione di Fratte ha infatti presentato un articolato ricorso di 35 pagine al Tar Campania, affidando la propria difesa agli avvocati Lorenzo Lentini ed Enrico Follieri per ottenere il riavvio immediato della conferenza di servizi e la riapertura dell'impianto tramite l'impiego del forno elettrico già installato come riportato dall'edizione odierna del quotidiano Il Mattino.
Nel testo del ricorso, i legali contestano duramente la decisione degli uffici della Regione Campania di congelare sine die il procedimento di riesame dell'Autorizzazione integrata ambientale (Aia), subordinandolo alle procedure di Valutazione di Impatto Ambientale (Via) e di Valutazione d'Incidenza (Vinca). Secondo i difensori della famiglia Pisano, l'amministrazione regionale avrebbe applicato una "valutazione eccentrica" e arbitraria, bloccando l'iter senza che la conferenza di servizi ne avesse espresso formalmente la necessità o fossero stati individuati reali impatti negativi sull'ecosistema.
L'azione giudiziaria fa leva sulla richiesta di scindere il progetto industriale in tre momenti distinti. La prima fase, basata sullo spegnimento definitivo dei vecchi cubilotti a carbone e sulla ripartenza della produzione mediante la tecnologia elettrica già presente a Fratte, garantirebbe un drastico abbattimento delle emissioni — azzerando i fattori critici sollevati anche in sede europea dalla Corte Edu — e consentirebbe di salvaguardare i livelli occupazionali.
In base a quanto argomentato dai legali, i tempi previsti per le nuove valutazioni regionali (stimabili tra i 110 e i 175 giorni) rischiano di decretare la morte definitiva dell'impresa; da qui la richiesta d'urgenza al Tribunale Amministrativo di imporre alla Regione Campania la riconvocazione della conferenza di servizi entro 15 giorni.
La società proprietaria dello stabilimento situato nella frazione di Fratte ha infatti presentato un articolato ricorso di 35 pagine al Tar Campania, affidando la propria difesa agli avvocati Lorenzo Lentini ed Enrico Follieri per ottenere il riavvio immediato della conferenza di servizi e la riapertura dell'impianto tramite l'impiego del forno elettrico già installato come riportato dall'edizione odierna del quotidiano Il Mattino.
Fonderie Pisano contro la Regione Campania: ricorso al Tar
La vertenza ha raggiunto una fase drammatica legata alla tempistica: entro la fine di ottobre scadrà la cassa integrazione straordinaria per gli 88 dipendenti della struttura, scenario che aprirà inevitabilmente le procedure di licenziamento collettivo.Nel testo del ricorso, i legali contestano duramente la decisione degli uffici della Regione Campania di congelare sine die il procedimento di riesame dell'Autorizzazione integrata ambientale (Aia), subordinandolo alle procedure di Valutazione di Impatto Ambientale (Via) e di Valutazione d'Incidenza (Vinca). Secondo i difensori della famiglia Pisano, l'amministrazione regionale avrebbe applicato una "valutazione eccentrica" e arbitraria, bloccando l'iter senza che la conferenza di servizi ne avesse espresso formalmente la necessità o fossero stati individuati reali impatti negativi sull'ecosistema.
L'azione giudiziaria fa leva sulla richiesta di scindere il progetto industriale in tre momenti distinti. La prima fase, basata sullo spegnimento definitivo dei vecchi cubilotti a carbone e sulla ripartenza della produzione mediante la tecnologia elettrica già presente a Fratte, garantirebbe un drastico abbattimento delle emissioni — azzerando i fattori critici sollevati anche in sede europea dalla Corte Edu — e consentirebbe di salvaguardare i livelli occupazionali.
In base a quanto argomentato dai legali, i tempi previsti per le nuove valutazioni regionali (stimabili tra i 110 e i 175 giorni) rischiano di decretare la morte definitiva dell'impresa; da qui la richiesta d'urgenza al Tribunale Amministrativo di imporre alla Regione Campania la riconvocazione della conferenza di servizi entro 15 giorni.



