Cronaca

Fonderie Pisano a Salerno: 100 operai a rischio licenziamento, vertice infuocato al Ministero

Occhio di Salerno
Fonderie Pisano a Salerno: 100 operai a rischio licenziamento, vertice infuocato al Ministero

La vertenza legata alle Fonderie Pisano di Salerno raggiunge il punto di massimo scontro, spostando la trattativa direttamente a Roma per un vertice cruciale presso il Ministero delle Imprese e del Made in Italy come riportato dall'edizione odierna del quotidiano Il Mattino.

L'annuncio della procedura di mobilità collettiva per i cento dipendenti dell'impianto di Salerno, programmata a partire dal prossimo 31 ottobre, ha innescato un durissimo botta e risposta tra la proprietà dell'opificio e i vertici regionali.

Fonderie Pisano a Salerno: 100 operai a rischio licenziamento

Alle accuse lanciate dall'amministratore delegato Ciro Pisano e da Dino Giordano, vicepresidente di Confindustria Salerno, che avevano attribuito alla classe dirigente la responsabilità dello stallo e del blocco produttivo, è arrivata la controreplica senza filtri dell'assessora all'Ambiente della Regione Campania, Claudia Pecoraro. L'esponente della giunta regionale ha ribadito la totale estraneità delle scelte politiche nelle decisioni amministrative, sottolineando come lo stop alle attività di Salerno sia il frutto del mancato rispetto delle normative tecniche e delle migliori tecnologie disponibili (Bat).

Secondo quanto evidenziato da Claudia Pecoraro, il gruppo industriale non avrebbe fornito nei tempi stabiliti le integrazioni necessarie per le valutazioni di impatto ambientale (Via e Vinca) nell'ambito della conferenza di servizi, ignorando anche quanto stabilito dalle pronunce del Consiglio di Stato in merito all'adeguamento delle strutture e al percorso di delocalizzazione mai completato nei due decenni scorsi.

Nel frattempo, cresce l'angoscia tra le maestranze dello stabilimento di Salerno. La segretaria provinciale della Fiom Cgil, Francesca D'Elia, ha tratteggiato un quadro drammatico sul futuro occupazionale: la fase di negoziazione, che può estendersi fino a quattro mesi, si preannuncia complessa per la totale assenza di ulteriori ammortizzatori sociali.

Per la proprietà, l'operazione recesso comporta costi stimati in oltre mezzo milione di euro solo per il ticket di licenziamento, ai quali si aggiungono le liquidazioni Tfr per maestranze con una media di trent'anni di servizio. Il sindacato punta a strappare una misura di sostegno economico integrativa rispetto alla disoccupazione ordinaria, la quale subisce un deprimentamento progressivo del 3% ogni mese. Oltre al tavolo ministeriale, la Fiom Cgil intende sollecitare l'intervento della Prefettura di Salerno e dell'assessorato regionale al Lavoro per tentare di bloccare la chiusura definitiva del sito salernitano.

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