Come riportato dal quotidiano Il Mattino oggi in edicola, si è concluso con un’assoluzione piena il processo a carico di cinque carabinieri imputati per lesioni personali aggravate in relazione a un fermo avvenuto alla fine di marzo del 2020.
Fermo del 2020 alla tangenziale, assolti cinque carabinieri
I giudici della seconda sezione penale del Tribunale di Salerno, presieduta da D’Arco, hanno assolto Antonio Di Miro, Filippo Cirincione, Giuseppe Di Martino, Giuseppe De Carluccio e Gianluca Viviani perché il fatto non sussiste, riconoscendo inoltre l’esimente dell’uso legittimo delle armi. I militari erano difesi dall’avvocato Giovanni Annunziata.I fatti risalgono al 28 marzo 2020, in piena emergenza pandemica. I cinque carabinieri, all’epoca in servizio presso il Nucleo operativo e radiomobile della compagnia di Salerno, erano intervenuti a seguito di un posto di blocco forzato da un uomo di 50 anni. Secondo la ricostruzione emersa in aula, il conducente non si era fermato all’alt imposto lungo la tangenziale di Salerno, all’altezza dell’uscita della zona ospedaliera, proseguendo la marcia nonostante uno pneumatico forato. La corsa si era conclusa solo dopo che l’autovettura aveva preso fuoco.
Dopo il blocco del mezzo, l’uomo era stato fermato dai militari. L’accusa sosteneva che, in quella fase, i carabinieri avessero aggredito il 50enne provocandogli la frattura di due costole e diverse escoriazioni. A supporto di questa tesi era stato acquisito un video, girato da un balcone e successivamente diffuso online, che riprendeva parte delle operazioni di arresto. Quelle immagini, tuttavia, non documentavano le fasi precedenti dell’intervento.
Nel corso del dibattimento è emerso che l’uomo, già noto alle forze dell’ordine, era affetto da disturbi comportamentali e aveva assunto sostanze stupefacenti. Durante il fermo avrebbe tentato di investire uno dei carabinieri e, una volta sceso dall’auto in fiamme, sarebbe andato in escandescenza, gridando di essere positivo al Covid-19. Circostanza poi smentita dall’esito del tampone effettuato successivamente. Secondo quanto ricostruito in aula, il 50enne avrebbe inoltre spintonato e fatto cadere a terra due militari, costringendo gli operatori a intervenire per immobilizzarlo e tutelare l’incolumità propria e di terzi.
Nonostante ciò, sulla base delle immagini circolate in rete, la Procura di Salerno aveva avviato un’inchiesta per chiarire l’esatta dinamica dei fatti. Al termine delle indagini preliminari, i cinque carabinieri erano stati rinviati a giudizio con l’accusa di lesioni aggravate e abuso d’ufficio.
Il processo di primo grado, durato diversi anni, ha consentito di esaminare sia gli elementi a carico sia quelli a discarico. La difesa ha ricostruito l’intervento come una risposta necessaria a una situazione di grave pericolo, evidenziando il comportamento aggressivo dell’uomo fermato. La sentenza ha accolto questa ricostruzione, ritenendo legittimo l’operato dei militari e riconoscendo che l’uso della forza fosse finalizzato esclusivamente alla difesa dell’incolumità pubblica e personale.
Con il verdetto si chiude una vicenda giudiziaria che, all’epoca dei fatti, aveva alimentato un ampio dibattito pubblico anche a livello nazionale, dopo la diffusione del video in rete e la sua messa in onda in una nota trasmissione televisiva.

