Emergono dettagli agghiaccianti sulla vicenda dei fanghi tossici scoperta dalla Procura di Brescia. "Io ogni tanto ci penso. Chissà il bambino che mangia la pannocchia di mais cresciuta sui fanghi. Sono consapevolmente un delinquente". È una delle intercettazioni, riportate da Il Corriere della Sera, relative all'inchiesta della Procura di Brescia che ha iscritto quindici persone nel registro degli indagati e sequestrato i capannoni dell'azienda bresciana Wte, per traffico illecito di rifiuti.
Fanghi tossici a Brescia, le intercettazioni shock
Circa 150mila tonnellate di fanghi contaminati da metalli pesanti, idrocarburi ed altre sostanze inquinanti sarebbero finiti nei terreni agricoli Brescia, Mantova, Cremona, Milano, Pavia, Lodi, Como, Varese, Verona, Novara, Vercelli e Piacenza e venduti come fertilizzanti. Il profitto illecito ottenuto ammonterebbe a oltre 12 milioni di euro.
Agli agricoltori che, per lo più inconsapevolmente, spargevano i fanghi tossici sui campi gli addetti della Wte raccontavano si trattasse di scarti della produzione agroalimentare. "Sono un mentitore!... Io finisco all'inferno", dice ridendo Antonio Maria Carucci (con alle spalle una condanna per traffico illecito di rifiuti) al telefono con Ottavia Ferri, dipendente della Wte, che replica, sempre ridendo: "Lo facciamo per il bene dell’azienda!".

