Il caso giudiziario legato all'indebita percezione del sussidio statale nel Vallo di Diano subisce un importante ribaltamento giuridico come riportato da SalernoToday.
La Corte di Cassazione si è pronunciata sul ricorso presentato da un uomo di 45 anni, originario di Sant'Arsenio, che era stato precedentemente condannato nei primi due gradi di giudizio per aver mentito nelle autocertificazioni utili a incassare il reddito di cittadinanza. Gli Ermellini hanno ridefinito i confini penali della vicenda, accogliendo la linea sollevata dai legali dell'imputato.
Secondo i giudici di legittimità, in linea con quanto stabilito dalle Sezioni Unite, l'inserimento di dati falsi o l'omissione di informazioni per ottenere questo specifico sussidio non costituisce una truffa tradizionale, bensì configura esclusivamente il reato speciale previsto dal decreto legge istitutivo della misura di sostegno del 2019.
L'accoglimento del ricorso produce un effetto immediato sul calcolo della sanzione. Sebbene la responsabilità penale del quarantacinquenne di Sant'Arsenio sia ormai diventata irrevocabile e definitiva per quanto concerne le false dichiarazioni fornite, la Cassazione ha annullato la sentenza limitatamente al trattamento sanzionatorio.
Gli atti tornano ora a Salerno, dove una sezione diversa della Corte d'appello dovrà rideterminare la pena, che subirà un sensibile ricalcolo al ribasso proprio a causa della decadenza del reato più grave di truffa ai danni dello Stato.
La Corte di Cassazione si è pronunciata sul ricorso presentato da un uomo di 45 anni, originario di Sant'Arsenio, che era stato precedentemente condannato nei primi due gradi di giudizio per aver mentito nelle autocertificazioni utili a incassare il reddito di cittadinanza. Gli Ermellini hanno ridefinito i confini penali della vicenda, accogliendo la linea sollevata dai legali dell'imputato.
Falso reddito di cittadinanza: Cassazione cancella la truffa
I magistrati della Suprema Corte hanno ribaltato la decisione emessa nel gennaio scorso dalla Corte d'appello di Salerno, che aveva qualificato la condotta dell'uomo come truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche.Secondo i giudici di legittimità, in linea con quanto stabilito dalle Sezioni Unite, l'inserimento di dati falsi o l'omissione di informazioni per ottenere questo specifico sussidio non costituisce una truffa tradizionale, bensì configura esclusivamente il reato speciale previsto dal decreto legge istitutivo della misura di sostegno del 2019.
L'accoglimento del ricorso produce un effetto immediato sul calcolo della sanzione. Sebbene la responsabilità penale del quarantacinquenne di Sant'Arsenio sia ormai diventata irrevocabile e definitiva per quanto concerne le false dichiarazioni fornite, la Cassazione ha annullato la sentenza limitatamente al trattamento sanzionatorio.
Gli atti tornano ora a Salerno, dove una sezione diversa della Corte d'appello dovrà rideterminare la pena, che subirà un sensibile ricalcolo al ribasso proprio a causa della decadenza del reato più grave di truffa ai danni dello Stato.

