La storia della Repubblica Italiana passò anche da Ravello, tra le stanze e i giardini di Villa Rufolo. A ottant’anni dall’elezione di Enrico De Nicola a primo presidente della Repubblica, torna alla luce un episodio decisivo che lega la Costiera Amalfitana a uno dei passaggi più delicati della storia nazionale.
Il 28 giugno 1946, De Nicola venne eletto con 396 voti su 501, diventando il primo capo dello Stato della nuova Italia repubblicana. Avvocato penalista campano, uomo sobrio e rigoroso, accettò l’incarico in un Paese ancora segnato dalla guerra e dalla caduta del fascismo.
De Nicola, il presidente della sobrietà
Dopo l’elezione, De Nicola raggiunse Roma dalla sua villa di Torre del Greco con la propria auto, senza cerimoniali e senza ostentazioni.
Rifiutò scorte, privilegi, stipendio e persino l’alloggio al Quirinale, preferendo Palazzo Giustiniani. Una scelta coerente con il suo stile personale e con la volontà di prendere le distanze dall’ex reggia dei Savoia.
L’incontro decisivo a Villa Rufolo
Il legame tra De Nicola e Ravello affonda le radici nel febbraio del 1944.
In una mattina fredda e segnata dal maltempo, il giurista salì lungo i tornanti della Costiera Amalfitana fino a Villa Rufolo, dove ad attenderlo c’era re Vittorio Emanuele III.
De Nicola era stato incaricato di una missione riservata da Benedetto Croce e Carlo Sforza: trovare una via d’uscita allo stallo istituzionale dell’Italia.
Il confronto con Vittorio Emanuele III
Nel colloquio con il sovrano, De Nicola fece leva sul principio della “responsabilità obiettiva”.
Il ragionamento era netto: un re che aveva dichiarato una guerra e l’aveva perduta doveva lasciare il trono. Dopo circa quattro ore di confronto, Vittorio Emanuele III accettò di affidare la luogotenenza al figlio Umberto.
Quel passaggio rappresentò uno snodo fondamentale nel percorso che avrebbe condotto alla nascita della Repubblica.
Il discorso ritrovato del 1924
A riaccendere l’attenzione sulla figura di De Nicola è anche una mostra dell’Emeroteca Tucci di Napoli, che espone documenti rari e giornali dell’epoca.
Tra i materiali è emerso un testo pubblicato sulla rivista “L’Eloquenza” nel 1924: un discorso che De Nicola avrebbe dovuto pronunciare al Teatro San Carlo davanti agli elettori di Napoli.
Quel discorso, però, non venne mai letto. A causa dei contrasti con Benito Mussolini, De Nicola decise di ritirare la candidatura e di allontanarsi dalla vita politica.
Il rifiuto del fascismo
Dopo la rottura con il fascismo, De Nicola scelse il silenzio e l’isolamento politico.
Per oltre quindici anni, secondo quanto tramandato, evitò persino di passare davanti a Montecitorio. Una presa di distanza netta, che contribuì a rafforzare la sua autorevolezza morale negli anni successivi.
Nel testo ritrovato emerge una frase particolarmente significativa: “Per il bene supremo della Patria occorre talvolta più coraggio a rinunciare al bel gesto che a farlo”.
Parole che raccontano la misura dell’uomo e il senso della sua scelta.
Ravello nella memoria repubblicana
Il confronto di Villa Rufolo resta uno degli episodi più simbolici della transizione istituzionale italiana.
In quel luogo della Costiera Amalfitana, noto per la sua bellezza e per la sua storia, si consumò un passaggio destinato a incidere sul futuro del Paese.
De Nicola, con la sua fermezza e il suo equilibrio, riuscì a favorire una soluzione capace di accompagnare l’Italia verso una nuova stagione politica.
La mostra all’Emeroteca Tucci
La mostra dell’Emeroteca Tucci consente oggi di rileggere il profilo politico e morale di De Nicola attraverso documenti, giornali e testimonianze.
L’iniziativa è stata aperta anche alle scuole, con l’obiettivo di trasmettere alle nuove generazioni la memoria di una figura centrale nella storia repubblicana italiana.
Un’eredità di sobrietà e responsabilità
Enrico De Nicola resta uno dei simboli della costruzione democratica del Paese.
La sua vicenda personale e politica dimostra come il senso delle istituzioni, la rinuncia ai privilegi e la coerenza possano diventare strumenti decisivi nei momenti più difficili della storia.
E Ravello, con Villa Rufolo, conserva un frammento prezioso di quel percorso che portò l’Italia dalla monarchia alla Repubblica.

