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Stop ai diesel Euro 5 posticipato, il divieto slitta al 1° ottobre 2027: il Cdm approva il decreto

Alessia Benincasa
Stop ai diesel Euro 5 posticipato, il divieto slitta al 1° ottobre 2027: il Cdm approva il decreto
Il Consiglio dei Ministri ha dato l’ok a un provvedimento che slitta di dodici mesi l’entrata in vigore del divieto di circolazione per le automobili diesel Euro 5.

Stop ai diesel Euro 5 posticipato, il divieto slitta al 1° ottobre 2027: il Cdm approva il decreto

Il Consiglio dei Ministri ha dato l’ok a un provvedimento che slitta di dodici mesi l’entrata in vigore del divieto di circolazione per le automobili diesel Euro 5. La misura, inizialmente prevista dal 1° ottobre 2026, partirà invece dal 1° ottobre 2027 in Piemonte, Lombardia, Emilia-Romagna e Veneto. Alla base della nuova proroga c’è la volontà di scongiurare “ripercussioni sulla mobilità dei cittadini”, sulla rete dei trasporti e sul “sistema economico e produttivo”.

Il governo guidato da Giorgia Meloni ha approvato il differimento di un anno delle limitazioni alla circolazione dei veicoli diesel Euro 5. La proroga è contenuta in un decreto legge approvato nel corso della riunione pomeridiana del Consiglio dei ministri. In assenza di un nuovo intervento dell’esecutivo, le restrizioni sarebbero entrate in vigore il 1° ottobre 2026. Con il nuovo provvedimento, invece, l’applicazione viene rinviata al 1° ottobre 2027.

Il provvedimento avrebbe interessato quattro regioni, ovvero Piemonte, Lombardia, Emilia-Romagna e Veneto, con particolare riferimento ai centri urbani con una popolazione superiore ai 100mila abitanti. In tali territori sarebbe stata vietata la circolazione dei mezzi diesel classificati Euro 5, immatricolati indicativamente tra il 2011 e il 2015, oltre che degli standard precedenti. Le limitazioni avrebbero riguardato sia le automobili sia i veicoli commerciali appartenenti alle categorie N1, N2 e N3. Le singole Regioni avevano già predisposto provvedimenti differenti, con modalità applicative variabili a seconda delle aree interessate.

In Lombardia, per esempio, la restrizione avrebbe dovuto essere applicata durante tutto l’anno, nelle giornate feriali, dalle 7.30 alle 19.30, fatta salva la possibilità di aderire al sistema Move-In attraverso il relativo servizio a pagamento. In Veneto il divieto sarebbe stato operativo ogni anno da ottobre ad aprile, mentre in Emilia-Romagna il periodo sarebbe andato da ottobre al 31 marzo e in Piemonte da ottobre al 30 aprile, con fasce orarie non completamente coincidenti tra le diverse amministrazioni regionali.

Secondo quanto previsto dalla normativa, i Comuni di maggiore dimensione coinvolti sarebbero stati diciotto, ai quali avrebbero potuto aggiungersi ulteriori amministrazioni individuate dalle singole Regioni. Il governo ha però deciso di intervenire prima dell’avvio delle restrizioni, rinviandone l’applicazione. Il decreto è stato sottoscritto dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni e dal ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Matteo Salvini.

Nella versione preliminare del provvedimento, diffusa poco prima della riunione del Consiglio dei ministri, viene indicata come ragione dell’intervento la necessità, definita straordinaria e urgente, di evitare “rilevanti ripercussioni sulla mobilità dei cittadini, sulla continuità dei servizi di trasporto e sul sistema economico e produttivo delle aree interessate”. Il rinvio dovrebbe inoltre consentire alle “Regioni competenti” di portare a termine le “misure necessarie al conseguimento degli obiettivi di qualità dell’aria previsti dalla normativa europea e nazionale”.

La scelta consiste quindi nel differire nuovamente di un anno l’entrata in vigore delle limitazioni, come già avvenuto nel 2025, con l’obiettivo dichiarato di ridurre gli effetti sui cittadini e consentire nel frattempo alle amministrazioni regionali di predisporre ulteriori interventi destinati al miglioramento della qualità dell’aria. È proprio questo il fine delle restrizioni previste per i veicoli Euro 5, soprattutto in un territorio come la Pianura Padana e le zone limitrofe, caratterizzato da livelli di inquinamento particolarmente elevati nel contesto europeo. Il nuovo calendario porta inoltre l’entrata in vigore della misura a ridosso del periodo elettorale, elemento che avrebbe potuto alimentare reazioni e malcontento tra gli elettori.
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