Il caso dell'omicidio del "sindaco pescatore" si riapre con un colpo di scena giudiziario che rimette tutto in discussione come riportato dall'edizione odierna del quotidiano Il Mattino.
La Procura di Salerno, guidata da Raffaele Cantone insieme alla Procura Generale, ha deciso di sferrare un nuovo attacco legale impugnando il proscioglimento del colonnello Fabio Cagnazzo. L’obiettivo degli inquirenti è chiaro: ribaltare la sentenza dello scorso marzo e portare il militare davanti alla Corte d'Appello per rispondere delle pesanti accuse di concorso in omicidio e narcotraffico.
Dall'altro lato, la difesa del colonnello non nasconde il proprio disappunto per le modalità con cui è stata diffusa la notizia, definendo l'iniziativa irrituale poiché appresa dai media prima ancora della notifica ufficiale. I legali si preparano a dare battaglia in Appello, forti di tre precedenti decisioni — tra cui spiccano i pronunciamenti della Cassazione e del Riesame — che hanno finora demolito il castello accusatorio, evidenziando la debolezza e le incongruenze dei testimoni e dei collaboratori di giustizia.
La sfida legale si sposta ora su un terreno ancora più scivoloso: stabilire se quegli interventi diretti sulla scena del crimine e sui sistemi di videosorveglianza fossero eccessi di zelo o tasselli di un piano criminale per affossare la verità sulla morte di Vassallo.
La Procura di Salerno, guidata da Raffaele Cantone insieme alla Procura Generale, ha deciso di sferrare un nuovo attacco legale impugnando il proscioglimento del colonnello Fabio Cagnazzo. L’obiettivo degli inquirenti è chiaro: ribaltare la sentenza dello scorso marzo e portare il militare davanti alla Corte d'Appello per rispondere delle pesanti accuse di concorso in omicidio e narcotraffico.
Delitto Vassallo: la Procura punta al processo per Cagnazzo
Il fulcro del ricorso firmato dai magistrati risiede in quella che viene descritta come una strategia di occultamento della verità, avviata già nelle ore immediatamente successive all'esecuzione di Angelo Vassallo ad Acciaroli. Secondo la ricostruzione accusatoria, l'ufficiale avrebbe messo in piedi una vera e propria "contro-inchiesta" lampo, mirata a dirottare i sospetti su un unico, comodo capro espiatorio: lo spacciatore Bruno Humberto Damiani. Questo attivismo, sebbene non più perseguibile come depistaggio o favoreggiamento a causa dei tempi tecnici della legge e della prescrizione, rappresenterebbe per la Procura la prova regina di una volontà precisa di proteggere i reali esecutori, garantendo loro l'impunità attraverso il caos investigativo.Dall'altro lato, la difesa del colonnello non nasconde il proprio disappunto per le modalità con cui è stata diffusa la notizia, definendo l'iniziativa irrituale poiché appresa dai media prima ancora della notifica ufficiale. I legali si preparano a dare battaglia in Appello, forti di tre precedenti decisioni — tra cui spiccano i pronunciamenti della Cassazione e del Riesame — che hanno finora demolito il castello accusatorio, evidenziando la debolezza e le incongruenze dei testimoni e dei collaboratori di giustizia.
La sfida legale si sposta ora su un terreno ancora più scivoloso: stabilire se quegli interventi diretti sulla scena del crimine e sui sistemi di videosorveglianza fossero eccessi di zelo o tasselli di un piano criminale per affossare la verità sulla morte di Vassallo.

