Il dibattito sul Ddl Caccia torna ad accendere il confronto politico e ambientale anche nel Salernitano. Dopo l’approvazione in Senato e l’arrivo del testo alla Camera, il tema della gestione della fauna selvatica continua a dividere partiti, associazioni ambientaliste, mondo agricolo e territori interessati dall’emergenza cinghiali.
A intervenire sono Attilio Bianco, referente Cilento del Partito Liberaldemocratico, e Antonluca Cuoco, segretario del PLD Salerno, che propongono una lettura pragmatica del problema: meno slogan e più dati scientifici.
Il caso cinghiali tra Cilento e Costiera Amalfitana
Secondo i liberaldemocratici salernitani, la questione dei cinghiali non può più essere affrontata come un tema teorico. In provincia di Salerno il fenomeno riguarda aree diverse ma ugualmente delicate: da un lato il Parco Nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni, dall’altro i terrazzamenti fragili della Costiera Amalfitana.
In entrambi i contesti, la presenza eccessiva di fauna selvatica viene indicata come un problema che incide sull’agricoltura, sulla sicurezza stradale e sugli equilibri ambientali.
“Tutela ambientale non significa non intervenire”
Nell’analisi firmata da Bianco e Cuoco, la difesa della natura non coincide con l’assenza di interventi. Al contrario, tutelare un ecosistema significa conservarne gli equilibri e intervenire quando questi risultano compromessi.
Per i liberaldemocratici, un parco non può essere considerato una zona franca dove i problemi vengono lasciati crescere senza gestione. La vera tutela ambientale, sostengono, passa da decisioni motivate da evidenze scientifiche, monitoraggi seri e strumenti proporzionati.
Il ruolo del selecontrollo
Nel ragionamento dei due esponenti del PLD, il selecontrollo non va confuso con la caccia libera. Gli abbattimenti selettivi, quando previsti da piani autorizzati e svolti da personale qualificato, vengono indicati come uno degli strumenti possibili dentro una gestione più ampia.
Secondo questa impostazione, la gestione della fauna selvatica dovrebbe comprendere prevenzione dei danni, recinzioni efficaci, monitoraggi, catture dove praticabili e interventi selettivi solo quando le altre misure non risultano sufficienti.
Il riferimento al Parco del Cilento
L’analisi richiama anche il disciplinare approvato dal Consiglio Direttivo del Parco nel luglio 2025, considerato un esempio di gestione regolata e non improvvisata.
Secondo i liberaldemocratici, il Piano di Gestione del Cinghiale, sottoposto al parere degli enti tecnici competenti, dimostrerebbe l’esistenza di un sistema articolato fatto di formazione degli operatori, controlli, protocolli sanitari e regole operative stringenti.
Il rischio dello scontro ideologico
Bianco e Cuoco criticano il clima politico nazionale che si è creato attorno al Ddl Caccia. Da un lato, la maggioranza spinge per portare avanti il provvedimento; dall’altro, le opposizioni e le associazioni ambientaliste contestano con forza il testo, temendo un indebolimento delle tutele per la fauna e le aree protette.
Per i liberaldemocratici, il rischio è che il confronto diventi una “guerra di religione” incapace di produrre soluzioni efficaci per i territori.
“Servono decisioni basate sulla scienza”
Il punto centrale, secondo l’analisi, è distinguere tra gestione faunistica e propaganda. La politica dovrebbe evitare sia il negazionismo del problema sia le risposte emotive, affidandosi invece alle competenze scientifiche, agli enti tecnici e a una programmazione trasparente.
L’obiettivo indicato è tutelare insieme agricoltura, biodiversità, sicurezza pubblica e qualità degli ecosistemi.
Le critiche al testo nazionale
Pur riconoscendo l’urgenza del problema cinghiali in Campania, i liberaldemocratici rilevano come il disegno di legge nazionale non sia riuscito, almeno finora, a costruire soluzioni specifiche e pienamente condivise.
Secondo questa lettura, sarebbe stato necessario un testo capace di rispondere alle emergenze reali senza aprire nuovi fronti di scontro istituzionale e ambientale.
Una gestione equilibrata della fauna selvatica
La posizione dei liberaldemocratici salernitani punta quindi a un equilibrio: riconoscere l’emergenza, proteggere le attività agricole, difendere la sicurezza dei cittadini e, allo stesso tempo, evitare scorciatoie che possano danneggiare la biodiversità.
La gestione della fauna selvatica, concludono, deve essere costruita su dati, responsabilità e competenza. Perché governare un territorio significa anche assumere decisioni difficili, purché siano motivate, controllate e orientate al bene comune.

