L'Istituto Nazionale di Statistica (Istat) ha comminato una maxi multa alla società Csa Research a seguito di una grave irregolarità: una delle sue rilevatrici avrebbe inventato i questionari relativi alla delicatissima indagine sulla violenza di genere in Italia.
La notizia, riportata da Fanpage.it, solleva interrogativi non solo sulla qualità dei dati statistici nazionali, ma anche sulle precarie condizioni lavorative di chi quegli stessi dati deve raccogliere sul campo.
L’Istat ha bloccato la pubblicazione dei dati e ha sanzionato l’azienda appaltatrice, che ha presentato controdeduzioni ritenute finora insufficienti.
Dietro la frode emerge un sistema di lavoro giudicato "insostenibile" dalle operatrici. La gestione delle rilevazioni, un tempo interna a Istat, è stata esternalizzata con una riduzione dei compensi del 30%.
Nonostante l'Istat ribadisca che l'organizzazione del lavoro sia responsabilità esclusiva dell'appaltatore, le lavoratrici denunciano come il sistema dei "compensi da fame" e dei rimborsi inesistenti abbia spinto molte colleghe all'abbandono e, nel caso sanzionato, alla falsificazione dei dati per disperazione o necessità.
Le indagini Istat sono la base su cui il Governo pianifica le politiche pubbliche (tasso di povertà, occupazione, sicurezza). Se i campioni statistici vengono inquinati da dati inventati a causa di appalti al ribasso, il rischio è quello di produrre una fotografia distorta della realtà, vanificando gli sforzi di monitoraggio sociale su temi cruciali come la violenza contro le donne.
Nonostante la sanzione, Csa Research continua a gestire altri appalti per l'Istituto, mentre le condizioni contrattuali dei rilevatori rimangono, ad oggi, invariate.
La notizia, riportata da Fanpage.it, solleva interrogativi non solo sulla qualità dei dati statistici nazionali, ma anche sulle precarie condizioni lavorative di chi quegli stessi dati deve raccogliere sul campo.
Istat sanziona la società dell'indagine sulla violenza
Mentre i dati sulle donne italiane (raccolti via telefono) sono stati pubblicati nel 2025, il segmento riguardante le donne straniere ha subito pesanti ritardi. Per questa categoria è prevista l'intervista di persona, fondamentale per superare le barriere linguistiche. Tuttavia, i controlli Istat hanno rivelato che parte di queste interviste domiciliari non sarebbero mai avvenute: una rilevatrice avrebbe compilato autonomamente le risposte senza mai incontrare le dirette interessate.L’Istat ha bloccato la pubblicazione dei dati e ha sanzionato l’azienda appaltatrice, che ha presentato controdeduzioni ritenute finora insufficienti.
Dietro la frode emerge un sistema di lavoro giudicato "insostenibile" dalle operatrici. La gestione delle rilevazioni, un tempo interna a Istat, è stata esternalizzata con una riduzione dei compensi del 30%.
- Paga a cottimo: Ogni intervista conclusa fruttava 28 euro lordi.
- Tentativi a vuoto: Se l'intervistata non era in casa o rifiutava dopo vari incontri, alla rilevatrice non veniva corrisposto alcun compenso, nonostante i chilometri percorsi.
- Spese a carico: Benzina, usura dell'auto e perfino la stampa di materiali informativi (biglietti da visita e cartoline) sono stati spesso a carico delle lavoratrici.
Nonostante l'Istat ribadisca che l'organizzazione del lavoro sia responsabilità esclusiva dell'appaltatore, le lavoratrici denunciano come il sistema dei "compensi da fame" e dei rimborsi inesistenti abbia spinto molte colleghe all'abbandono e, nel caso sanzionato, alla falsificazione dei dati per disperazione o necessità.
Le indagini Istat sono la base su cui il Governo pianifica le politiche pubbliche (tasso di povertà, occupazione, sicurezza). Se i campioni statistici vengono inquinati da dati inventati a causa di appalti al ribasso, il rischio è quello di produrre una fotografia distorta della realtà, vanificando gli sforzi di monitoraggio sociale su temi cruciali come la violenza contro le donne.
Nonostante la sanzione, Csa Research continua a gestire altri appalti per l'Istituto, mentre le condizioni contrattuali dei rilevatori rimangono, ad oggi, invariate.

