L'ultimo report Istat scatta l'istantanea di un'Italia sospesa in un delicato equilibrio: la popolazione residente al 1° gennaio 2026 resta stabile a quota 58,9 milioni, ma solo grazie a una spinta migratoria record che riesce a compensare un "inverno demografico" senza fine. Nel 2025 le nascite sono precipitate a 355mila (–3,9% rispetto all'anno precedente), segnando un nuovo minimo storico, mentre i decessi si sono attestati a 652mila. Il risultato è un saldo naturale drammaticamente in rosso per quasi 300mila unità.
Al 1° gennaio 2026, i cittadini stranieri residenti sono oltre 5,5 milioni (+3,5%), rappresentando ormai il 9,4% della popolazione totale. Di contro, la popolazione di cittadinanza italiana continua a contrarsi, perdendo 189mila individui in un solo anno, con il Mezzogiorno che soffre l'emorragia più pesante.
La stabilità del dato nazionale nasconde profonde fratture territoriali:
Italia a crescita zero: l'immigrazione salva il Paese dal crollo demografico
Il calo delle culle è ormai un tratto comune a tutta la Penisola, con una media nazionale di appena 1,14 figli per donna.- Sardegna maglia nera: per il sesto anno consecutivo la regione scende sotto l'unità (0,85).
- Trentino-Alto Adige al top: si conferma l'area più prolifica con 1,40 figli, seguita da Sicilia e Campania.
- Mamme sempre più "over": l'età media al primo parto sale a 32,7 anni, con il Centro Italia che detiene il primato della posticipazione (33,1 anni).
L'impatto dei flussi migratori
Il vero motore che impedisce lo spopolamento è il saldo migratorio estero, positivo per 296mila unità. Nel 2025 sono arrivati in Italia 440mila nuovi residenti dall'estero, mentre le partenze verso l'esterno sono diminuite sensibilmente (144mila).Al 1° gennaio 2026, i cittadini stranieri residenti sono oltre 5,5 milioni (+3,5%), rappresentando ormai il 9,4% della popolazione totale. Di contro, la popolazione di cittadinanza italiana continua a contrarsi, perdendo 189mila individui in un solo anno, con il Mezzogiorno che soffre l'emorragia più pesante.
La stabilità del dato nazionale nasconde profonde fratture territoriali:
- Nord in espansione: Grazie all'attrattività lavorativa e migratoria, la popolazione cresce (Lombardia ed Emilia-Romagna in testa).
- Centro immobile: Crescita zero e fecondità più bassa del Paese.
- Sud in declino: Il Mezzogiorno continua a perdere abitanti (–3,1 per mille), con picchi preoccupanti in Basilicata e Molise.

