Con la
fase 2 del
coronavirus tornano al lavoro 4,5 milioni di persone, i
cittadini potranno far visita ai
congiunti, con le maglie delle
misure restrittive che, seppur di poco, saranno più larghe. Ma questo non vuol dire “fuori tutti”, anzi, ci sarà bisogno di molto buon senso, altrimenti il rischio è di ritrovarsi tra due settimane con una nuova impennata di contagi e con una conseguente chiusura-bis.
Coronavirus, fase 2, iniziano settimane decisive
A confermarlo, in una intervista al quotidiano
Repubblica, è
Walter Ricciardi, consigliere del ministro alla Salute Speranza: ''Se le cose vanno male, si richiude. Far ripartire alcune attività produttive non vuol dire che tutti possono tornare in strada. Non è ancora finita. Dobbiamo avviare un cambiamento culturale per convivere con il
coronavirus''
Ricciardi sottolinea che ''le situazioni che abbassano il
distanziamento fisico mettono a rischio la
salute di tutti. Ma voglio ricordare che come si è aperto si può anche richiudere. Per farlo abbiamo degli indicatori che ci permettono di prendere misure correttive nel caso di un ritorno dell’epidemia''.
''Restiamo in una fase rischiosa – aggiunge – anzi certe
regioni sono ancora in piena
fase 1. Quindi riapriamo quello che va riaperto come dice il piano, in modo graduale e funzionale alle esigenze del Paese. Per il resto bisogna restare ancora a casa''.
Ricciardi sottolinea che il
virus ''si sta specializzando. Ha imparato da alcuni errori dei suoi predecessori. Si diffonde, diversamente ad esempio della
Sars, grazie agli
asintomatici, quindi prima che la malattia si manifesti, ai lievemente
sintomatici, ai casi conclamati e anche a chi è guarito clinicamente, cioè non ha più alcun problema di
salute. Non tutti hanno capito che bisogna aggredire complessivamente questi quattro stadi per non farlo circolare''.
Il sito del Ministero della Salute