Al via nel carcere di Salerno il progetto “Ricomincio da me”, promosso con il Rotary Club Salerno Est: quattro incontri su ambiente, salute e formazione per favorire il reinserimento dei detenuti. Lo riporta l'odierna edizione del Mattino.
Dal suolo al riscatto: a Fuorni il progetto “Ricomincio da me”
Anche dietro le sbarre può germogliare un nuovo inizio. Terra, ambiente e benessere sembrano concetti lontani dal cemento di un penitenziario, eppure nella casa circondariale di Salerno sono diventati il fulcro di un percorso che intreccia formazione, consapevolezza e reinserimento sociale.
Nei giorni scorsi è partito “Ricomincio da me”, progetto educativo avviato all’interno dell’istituto di Fuorni in collaborazione con il Rotary Club Salerno Est e inserito tra le attività trattamentali promosse dall’amministrazione penitenziaria. Quattro appuntamenti pensati per portare competenze e occasioni di confronto in una struttura segnata da sovraffollamento e criticità, ma dove resta centrale la finalità rieducativa.
Il suolo come metafora di rinascita
Il primo incontro, ospitato nella sala teatro del carcere, ha affrontato il tema del suolo inteso come organismo vivente. A condurre il dialogo è stato l’agronomo Vincenzo Michele Sellitto, direttore del Museo del Suolo di Pertosa-Auletta, che ha illustrato i principi dell’agricoltura del benessere: la terra come ecosistema complesso, il legame tra suolo, piante e salute umana, l’equilibrio tra uomo, animali e ambiente e il rispetto dei cicli naturali della biodiversità per rigenerare i terreni riducendo gli interventi artificiali.
Un argomento tecnico che si è trasformato in confronto aperto. I detenuti hanno posto domande, condiviso ricordi legati al lavoro nei campi prima della detenzione, chiesto come recuperare terreni impoveriti. Segnali di un interesse concreto, che supera la dimensione teorica e guarda alla possibilità di acquisire competenze utili anche una volta fuori.
Cultura del dono e dialogo con il territorio
L’iniziativa nasce da un’idea del medico Antonio Brando, con l’intento di portare in carcere una “cultura del dono” fondata non su beni materiali ma su conoscenze e strumenti educativi. L’obiettivo è colmare lacune formative e creare un ponte tra istituto e territorio, rompendo quella condizione di isolamento che spesso caratterizza la realtà penitenziaria.
Il presidente del Rotary Club Salerno Est, Ermanno Lambiase, ha definito l’esperienza un progetto pilota nato a Salerno e potenzialmente replicabile in altri istituti della regione, con l’idea di renderlo stabile nel tempo attraverso incontri dedicati anche a salute, alimentazione e prevenzione.
Il direttore della casa circondariale, Carlo Brunetti, ha sottolineato il valore sociale del percorso: responsabilizzare le persone detenute è un passaggio essenziale. In un contesto complesso come quello carcerario, investire sulla crescita individuale significa trasformare il carcere in una risorsa per la comunità.

