Tensione nel carcere di Salerno dove una detenuta marocchina ha incendiato la propria cella utilizzando un fornellino a gas perché senza sigarette. Otto agenti sono rimasti intossicati e ricoverati in ospedale. Lo riporta l'odierna edizione del Mattino.
L'episodio di ieri rappresenta dunque un altro tassello nel difficile contesto quotidiano del carcere di Fuorni, evidenziando ancora una volta la necessità di interventi concreti per affrontare le problematiche sempre più complesse del sistema penitenziario italiano.
Salerno, detenuta marocchina dà fuoco alla cella perché senza sigarette: otto agenti intossicati e ricoverati in ospedale
È bastata l’assenza di sigarette a scatenare il caos. In preda alla collera, una detenuta marocchina ha utilizzato un fornellino per appiccare un incendio nella sua cella, trasformandola in una camera a gas. L'episodio si è verificato ieri mattina alle 8 circa, nella sezione femminile del carcere di Fuorni, già noto per episodi di tensione. L’accaduto ha provocato gravi conseguenze: sette agenti della Polizia Penitenziaria e il comandante del reparto sono stati ricoverati in ospedale per intossicazione da fumo. Si ipotizza che la donna abbia agito in protesta per la mancanza di sigarette.La dinamica
La protesta è rapidamente degenerata in un gesto estremo. Le fiamme si sono propagate velocemente nella cella, rilasciando una densa nube di fumo che ha allarmato il personale e attivato i sistemi antincendio della struttura. Gli agenti di Polizia Penitenziaria sono subito intervenuti per impedire che l'incendio si diffondesse, mettendo in salvo la responsabile – che si era chiusa nel bagno – e un’altra detenuta presente nella stessa cella. Nel tentativo di spegnere le fiamme e limitare i danni, però, gli agenti hanno inalato una significativa quantità di fumo tossico. Successivamente, i vigili del fuoco sono intervenuti per completare le operazioni di spegnimento e mettere in sicurezza l’area.La dichiarazione
"Il carcere è ormai una discarica sociale", ha commentato duramente il direttore del carcere di Fuorni, Carlo Brunetti. "Accogliamo tutte le fragilità della società: dipendenze, marginalità e disagi che non vengono intercettati o affrontati prima che sfocino in situazioni critiche". Secondo Brunetti, il sovraffollamento della struttura aggrava ulteriormente tali tensioni, riducendo gli spazi disponibili e complicando il lavoro quotidiano di gestione. Tuttavia, nonostante le difficoltà strutturali e sociali, la direzione continua a promuovere attività di recupero e inclusione, come i progetti dedicati alla genitorialità e le iniziative artistiche e musicali previste per giugno.Le reazioni
Forti critiche arrivano dal sindacato Sappe, rappresentato da Donato Capece e Marianna Argenio: "Quello di ieri è solo l’ultimo episodio di una lunga serie di eventi critici in cui il personale si trova esposto a rischi senza adeguate tutele". Negli ultimi mesi, il carcere è stato teatro di ripetute tensioni: sequestri di droga e cellulari, aggressioni agli agenti, proteste collettive e tentativi di introdurre sostanze stupefacenti durante i colloqui sono ormai la norma. Solo il giorno prima dell’incendio, un detenuto della prima sezione aveva opposto feroce resistenza durante una perquisizione per ritrovare due telefoni nascosti. In quell’occasione aveva distrutto gli arredi della cella per creare una barricata, minacciato gli agenti e aggredito il personale, causando ferite al comandante (lesioni al polso) e a un agente (ferite guaribili in cinque giorni).L'episodio di ieri rappresenta dunque un altro tassello nel difficile contesto quotidiano del carcere di Fuorni, evidenziando ancora una volta la necessità di interventi concreti per affrontare le problematiche sempre più complesse del sistema penitenziario italiano.

