Quali sono i clan della Camorra attivi in Campania? Ecco la storia del clan Cava, nato Quindici, operativa in gran parte della provincia di Avellino, nel vesuviano ed in provincia di Salerno.
Camorra: la storia del clan Cava
Questa cosca, da oltre trent'anni, è protagonista di una sanguinosa
faida con il
clan Graziano, operante anch'esso del
Vallo di Lauro. I boss più influenti del sodalizio furono i fratelli
Salvatore Cava, deceduto, e
Vincenzo Cava, ucciso nell'anno 1995, a
Quindici, in località 'San Teodoro', dove fu sfigurato da 30 proiettili di pistola al volto, per mano di membri del
clan Graziano,
Biagio Cava, deceduto, leader riconosciuto del sodalizio criminale e figlio di
Vincenzo Cava e
Antonio "Ndo' Ndo'" Cava, detenuto, figlio di
SalvatoreCava.
Quest'ultimi sono condannati al carcere duro per capi di imputazione che vanno dall'
associazione per delinquere di stampo camorristico, all'
omicidio, fino al
racket ad esercenti e imprenditori edili.
La
leadership, dopo le carcerazioni dei capi storici, è poi passata al giovane
Salvatore Cava, uno dei figli di Biagio, arrestato nel maggio del 2016 in una villetta di
Pago del Vallo di Lauro. Durante la guerra di camorra tra
Nco cutoliana e la
Nuova Famiglia, che insanguinò la Campania negli anni '80, i
Cava rientrarono nella miriade di clan e gruppi di fuoco associati al potente
clan Alfieri, imperante nella zona del
Nolano-Vesuviano.
Ancora oggi, quello schieramento di parte si rispecchia nelle alleanze che i
Cava hanno con altri gruppi criminali dell'
Agro Nolano come i
clan Russo di Nola e
Fabbrocino della zona compresa tra
Palma Campania, San Gennaro Vesuviano e
Ottaviano.
Boss più importanti
- Antonio Cava, detto "Ndo' Ndo'", (Quindici, 18 novembre 1956).
- Biagio Cava (Quindici, 16 ottobre 1955 - Napoli, 29 novembre 2017).
- Salvatore Cava, detto "Tore 'e Clelia".
- Vincenzo Cava (Quindici, 1920 - Quindici, 14 ottobre 1995).

Il clan Cava e le attività criminali
Nonostante i numerosi colpi subiti dallo
Stato e all'indebolimento dovuto alla
faida con i rivali storici, la presenza del
clan Cava è ancora segnalata, oltre che nel
Vallo di Lauro, nel Mandamento
baianese e in altre aree dell'
Avellinese, anche nel
Nolano. Inoltre, i Cava sono considerati ancora come la cosca più influente della provincia di Avellino, con diramazioni anche nel Napoletano, nel Salernitano e in altre regioni, dove hanno avviato, tramite prestanomi, attività lecite.
Questa organizzazione di stampo camorristico è operativa in gran parte della
Provincia di Avellino, in special modo nei comuni del
Vallo di Lauro e del
Baianese, in molti comuni del
nolano, in parte del
Vesuviano ed in
Provincia di
Salerno.
Estorsione, gestione degli
appalti, usura sono le attività principali del
clan. Il
traffico di
sostanze stupefacenti, pur non costituendo la principale attività del clan, rimane una importantissima fonte di lucro, i cui profitti finiscono reinvestiti in molte altre attività, sia lecite che non.
Nel frammentario e confuso panorama camorristico campano, il
clan Cava, come il
clan Graziano, presenta una struttura molto più analoga a quella di una
'ndrina calabrese, piuttosto che a quella di un qualunque clan
camorristico. Il
clan è, difatti, da sempre a "conduzione familiare" e molti dei suoi membri sono consanguinei o, comunque, legati l'un l'altro da rapporti di parentela.
Per via di ciò, come le 'ndrine calabresi, il
clan Cava è una organizzazione quasi
impermeabile al
fenomeno del
pentitismo. Gli unici ad aver collaborato con la giustizia sono stati, difatti, esponenti di secondo piano o, comunque, di basso rango.
Clan Cava e le indagini
Le attività di
indagine, iniziate nel 2003, ha comportato l'arresto di oltre
50 presunti membri affiliati e dei
boss del
clan Cava, con l'esecuzione di oltre trecento operazioni di
intercettazione telefoniche ed
ambientali in auto ed
abitazioni e di
video-sorveglianza. Sequestrati beni immobili e società commerciali nelle province di Napoli, Avellino, Frosinone, Latina, l'Aquila, Piacenza e Parma, per un complessivo valore stimato circa 160/180 milioni di euro.
Nel corso degli anni, poi, l'impegno degli organi inquirenti ha portato ad altri importanti
blitz che hanno messo in difficoltà il
clan, scalfendone la forte struttura, con conseguenti scissioni interne. Il
clan ha risposto operando un
ricambio generazionale del suo organico e con l'affido delle attività ad alcuni fedelissimi dei capi detenuti. Tuttavia, la sua ossatura non sembra più essere forte come lo era una volta.
Faida di Quindici
I
Cava, i
Graziano ed altre famiglie criminali erano strette in un'alleanza che formava quello che, un tempo, era detto
Clan dei Quindiciari. A
Quindici e nel
Vallo, erano i
Graziano a comandare, rispetto ai quali altre realtà camorristiche locali - tra cui i Cava - erano subalterne.
Per decadi, i
boss del clan
Graziano sono stati eletti a sindaci, con il tacito assenso di una oppressa popolazione locale. Il primo di questi fu
Fiore Graziano, alias "
Ciore 'i Bomba", un boss feroce e temuto; aveva appena 14 anni quando commise il suo primo omicidio: la sorella aveva intrecciato una relazione con un rivale e lui, per punirla, l'aveva uccisa.
Stessa sorte toccò ad un'altra sorella, che
Graziano fece uccidere per lo stesso motivo. Nel settembre del 1972,
Fiore Graziano è nello stadio comunale di
Quindici e sta assistendo ad una partita fra la compagine locale e quella della vicina Lauro. Un killer sale sugli spalti, lo raggiunge e lo uccise a sangue freddo.
Dopo poco, il killer di "
Ciore 'i Bomba" venne freddato a sua volta. Ad uccidere
Graziano non sono stati i
Cava, sono stati i
Grasso (altra famiglia camorristica di Quindici), che vogliono scalzare i
Graziano. Il conflitto
Grasso-Graziano si chiude con i
Graziano vincenti.
Faida Cava-Graziano
Le due potenti
cosche, un tempo alleate, entrano in guerra a seguito del
terremoto dell'Irpinia del
1980; un fiume di danaro viene stanziato per la ricostruzione post-terremoto e i
Cava, sempre più potenti e dalle vedute differenti da quelle dei
Graziano, non ci stanno più ad essere un'ombra di quest'ultimi.
Ad incrinare ancor più i rapporti fra le due cosche, saranno dapprima (inizi anni '80) l'adesione dei
Cava alla
Nuova Famiglia e l'adesione dei
Graziano alla
Nuova Camorra Organizzata e poi l'
alluvione che travolse
Sarno, Quindici, Siano e
Bracigliano.
È il 1982 quando un commando del
clan Cava, armi alla mano, fa irruzione nel comune di
Quindici con l'intento di uccidere il
sindaco-boss Raffaele Pasquale Graziano. Graziano riesce a sfuggire al commando ma il messaggio dei
Cava è forte e chiaro:
Quindici non appartiene ai
Graziano. La faida, protrattasi per
decenni, oltre che da vendette trasversali, sequestri, vittime innocenti, killer giovanissimi (Guerino Scafuro, figlio di un esponente dei Graziano, di anni ne aveva appena 13, quando uccise un giovane affiliato dei Cava
), giubbotti antiproiettile e auto blindate adoperate per scampare alla furia rivale, è contrassegnata da due stragi: la
Strage di Scisciano e la
Strage delle Donne.
La prima avviene a
Spartimento, una frazione ubicata nell'agro del comune di
Scisciano, il 21 novembre del 1991. I
Cava, quel giorno, massacrano a colpi di kalashnikov
Eugenio Graziano (30 anni, ex sindaco di Quindici),
Vincenzo Graziano (22 anni, cugino di Eugenio) e
Gaetano Santaniello (21 anni, guardaspalle dei due Graziano). Macabri i particolari: i killer hanno reso irriconoscibile, a colpi di kalashnikov, il volto di Eugenio Graziano.
I
Graziano risposero con la stessa brutalità:
Vincenzo Cava, padre del boss
Biagio Cava, subì la stessa sorte di
Eugenio Graziano. La seconda strage, che macchierà i giornali anche a
New York, è datata 26 maggio 2002 e passerà alla storia come "Strage delle Donne". Furono le donne dei boss dei
Graziano ad organizzarla e quelle dei
Cava a patirla (morirono sorella, cognata e figlia del boss Biagio Cava, frattanto detenuto a Nizza).
La risposta dei
Cava alla strage sono stati
3 omicidi (tra cui quelli di
Antonio e
Francesco Graziano, vittime innocenti, uccisi nel giugno del 2004 giacché parenti del boss
AdrianoSebastianoGraziano) e il tentato omicidio del boss
Felice Graziano. Di lì in poi la
faida, a differenza dei due
clan, ancora operativi e potenti, s'è lentamente diluita nel tempo. L'operato dello
Stato e di associazioni come
Libera ha restituito, negli anni, speranza ad una terra difficile come il
Vallo.