È morto Franco Baresi: addio alla bandiera del Milan
A darne notizia è stato il club rossonero: "Non è semplice comunicare la perdita di un battito del nostro cuore, di uno dei respiri della nostra anima. Ma tutto il Milan e tutti i Milanisti devono provare ad essere all'altezza di Franco Baresi, bisogna farsi forza e raccogliere tutte le energie utili, pur fra le lacrime e la commozione di un momento che pesa tantissimo. Franco ci ha lasciati, dopo averci regalato solo pochi mesi fa l'ultima grande, orgogliosa immagine di sé in uno stadio gremito, collegato con tutto il mondo, per una cerimonia inaugurale delle Olimpiadi invernali milanesi che lui ha reso storica".Ecco un ritratto della storia e della carriera straordinaria di Franco Baresi, uno dei più grandi difensori della storia del calcio mondiale e simbolo eterno del Milan e della Nazionale italiana.
Gli esordi e l'arrivo al Milan
Nato a Travagliato (Brescia) l'8 maggio 1960, Franco Baresi cresce calcisticamente con il mito del pallone. Da ragazzino viene scartato dall'Inter (che gli preferisce il fratello maggiore Beppe), ma trova subito la sua casa al Milan, club a cui legherà l'intera carriera agonistica.
Esordisce in Serie A il 23 aprile 1978, a soli 17 anni, in una vittoria contro il Verona. Fin da subito mostra una maturità tattica e una personalità fuori dal comune, guadagnandosi la maglia da titolare già nella stagione successiva, quella del 10° Scudetto rossonero (1978-79).
Il capitano della rinascita
Negli anni '80, il Milan attraversa uno dei periodi più bui della sua storia, retrocedendo due volte in Serie B (una per il calcioscommesse, l'altra sul campo). Nonostante le offerte di grandi club, Baresi decide di rimanere fedele ai colori rossoneri. Nel 1982, a soli 22 anni, diventa il Capitano del Milan, caricandosi sulle spalle la squadra e guidandola nella risalita verso la massima serie.
L'era Berlusconi e il "Milan degli Immortali"
Con l'arrivo di Silvio Berlusconi alla presidenza e di Arrigo Sacchi in panchina nel 1986, Baresi diventa il perno fondamentale di una rivoluzione tattica che cambierà il calcio moderno.
Posto al centro di una linea difensiva leggendaria con Tassotti, Costacurta e Maldini, Baresi interpreta il ruolo di libero in modo innovativo: non solo un difensore invalicabile con un senso dell'anticipo unico, ma il primo regista della squadra, capace di impostare il gioco con eleganza e alzare la difesa per applicare la trappola del fuorigioco.
In questa epopea straordinaria, prima con Sacchi e poi con Fabio Capello, Baresi vince tutto:
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6 Scudetti
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3 Coppe dei Campioni / UEFA Champions League
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2 Coppe Intercontinentali
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3 Supercoppe Europee
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4 Supercoppe Italiane
Arriva secondo nella classifica del Pallone d'Oro nel 1989, dietro soltanto al compagno di squadra Marco van Basten.
La Storia in Azzurro
Con la Nazionale italiana vince il Mondiale di Spagna 1982 a soli 22 anni, pur senza scendere in campo. Diventa poi la colonna portante degli Azzurri nei decenni successivi.
Uno dei capitoli più drammatici ed eroici della sua carriera si consuma al Mondiale di USA '94: durante la fase a gironi si infortuna al menisco e viene operato d'urgenza. Con un recupero prodigioso a tempo di record (soli 25 giorni), torna in campo per la finale di Pasadena contro il Brasile. Nonostante la condizione precaria, gioca una partita monumentale annullando l'attacco brasiliano guidato da Romario e Bebeto. Dopo lo 0-0 ai tempi supplementari, l'Italia perderà il titolo ai rigori, lasciando un'immagine indelebile di Baresi in lacrime ma applaudito da tutto il mondo.
L'addio al calcio e l'eredità
Si ritira dal calcio giocato al termine della stagione 1996-97, dopo aver collezionato 719 presenze ufficiali e 33 gol con la maglia del Milan e 81 presenze in Nazionale.
In suo onore, il Milan decide di compiere un gesto mai visto prima nel calcio italiano: ritirare ufficialmente la maglia numero 6, che da quel momento in poi non è stata più indossata da nessun altro calciatore rossonero.
Eletto "Calciatore rossonero del secolo", Baresi è rimasto legato alla società milanista anche dopo il ritiro, ricoprendo vari ruoli dirigenziali fino a quello attuale di Vicepresidente Onorario.

