Francesco Bellomo, ex giudice del
Consiglio di Stato, è stato arrestato. È finito al centro di un'inchiesta per il "
dress code" imposto ad alcune ragazze che partecipavano ai corsi, da lui tenuti, per preparare il concorso in magistratura presso la Scuola di formazione giuridica avanzata "Diritto e Scienza" organizzati nelle sedi di
Bari, Roma e
Milano.
Per le allieve divieto di nozze
Tra gli obblighi imposti alle allieve da Bellomo ci sarebbero stati anche "il divieto di avviare o mantenere relazioni intime con soggetti che non raggiungessero un determinato punteggio", attribuito secondo il suo l'insindacabile giudizio, e "il divieto di contrarre matrimonio a pena di decadenza automatica dalla borsa".
Secondo i magistrati si trattava di obblighi e di divieti, ''del tutto estranei alle finalità di una scuola di formazione giuridica e di preparazione al concorso di magistratura''. Nell'ordinanza di arresto viene riportato il testo di un sms di Bellomo a una delle vittime: "Ti sei rovinata la vita, gli altri non ti stimano". Ad un'allieva sarebbe stato chiesto di compilare un'istanza di grazia per poter essere riammessa al corso.
Calunnia e minaccia a Conte
Bellomo, inoltre, è indagato anche per i reati di
calunnia e minaccia nei confronti del presidente del Consiglio, Giuseppe Conte. L'accusa, contenuta nell’ordinanza di arresto, risale al settembre 2017, quando Conte era vicepresidente del Consiglio di Presidenza della Giustizia Amministrativa e presidente della commissione disciplinare chiamata a pronunciarsi su Bellomo.
Conte e la collega Concetta Plantamura furono trascinati davanti al
Tribunale civile di Bari con l'accusa di aver commesso illeciti occupandosi del suo caso. Bellomo contestava le attività svolte nella qualità di vicepresidente e componente del
Cpga, e chiedeva loro il risarcimento dei danni, accusandoli falsamente di esercitare in modo strumentale (e illegale) il potere disciplinare e di aver deliberatamente e sistematicamente svolto un’attività di oppressione della persona dell’attore mossi da un palese intento persecutorio.