La provincia di Salerno sta vivendo una metamorfosi storica nel rapporto tra giovani e futuro. Quella "terra di nessuno" fatta di attese e scelte rincorse, che per anni ha visto migliaia di ragazzi sospesi tra la fine della scuola e l'inizio del lavoro, si sta drasticamente riducendo. Il fenomeno dei Neet (giovani che non studiano e non lavorano) sta arretrando per lasciare il posto a traiettorie di formazione e occupazione finalmente nitide come riportato dal quotidiano Il Mattino oggi in edicola.
Il sistema educativo salernitano sembra aver trovato la chiave per intercettare i bisogni reali del mercato:
Se negli istituti tecnici si punta sull'operatività, nei licei la parola d'ordine è "continuità". Le proiezioni indicano che circa 7 mila diplomati sceglieranno l'università il prossimo anno, con l'Ateneo di Salerno come meta privilegiata per oltre due terzi di loro.
Spiccano eccellenze assolute come il "Da Procida" di Salerno, dove solo il 6% dei ragazzi rinuncia all'immatricolazione (contro una media regionale dell'11%) e l'83% supera brillantemente gli esami del primo anno. Risultati straordinari arrivano anche dalla provincia: il "De Filippis-Galdi" di Cava de' Tirreni vanta un tasso di promozione al primo anno universitario del 90%, mentre il "Tasso" di Salerno e il "Genoino" di Cava si confermano pilastri della formazione con tassi di abbandono irrisori e successi accademici ben oltre la media campana.
Questa rivoluzione silenziosa è l'effetto di una politica dell'orientamento più aggressiva e di una scuola che, finalmente, smette di disperdere talenti per iniziare a costruire progetti di vita concreti.
Salerno, i Neet crollano del 45%
I numeri certificano un cambiamento strutturale senza precedenti: se nel 2019 i giovani fuori da ogni circuito erano 1.690, nel 2025 la cifra è scesa a circa 900 unità. Un crollo del 45% che trasforma l'eccezione in una nuova normalità. Oggi, su circa 4.200 diplomati provenienti dagli istituti tecnici e professionali, oltre il 78% resta saldamente agganciato a un percorso lavorativo o accademico, smentendo l'immagine di un territorio incapace di trattenere le proprie energie.Il sistema educativo salernitano sembra aver trovato la chiave per intercettare i bisogni reali del mercato:
- Istituti Professionali: Su 1.800 diplomati, il 60% è già inserito nel mondo del lavoro, mentre un ulteriore 16% prosegue gli studi. Solo un quarto dei ragazzi resta temporaneamente fuori dai radar.
- Istituti Tecnici: Qui il dato è ancora più solido, con l'80% dei 2.234 diplomati che trova immediata continuità tra impiego e alta formazione, rendendo il fenomeno dei Neet quasi fisiologico.
Se negli istituti tecnici si punta sull'operatività, nei licei la parola d'ordine è "continuità". Le proiezioni indicano che circa 7 mila diplomati sceglieranno l'università il prossimo anno, con l'Ateneo di Salerno come meta privilegiata per oltre due terzi di loro.
Spiccano eccellenze assolute come il "Da Procida" di Salerno, dove solo il 6% dei ragazzi rinuncia all'immatricolazione (contro una media regionale dell'11%) e l'83% supera brillantemente gli esami del primo anno. Risultati straordinari arrivano anche dalla provincia: il "De Filippis-Galdi" di Cava de' Tirreni vanta un tasso di promozione al primo anno universitario del 90%, mentre il "Tasso" di Salerno e il "Genoino" di Cava si confermano pilastri della formazione con tassi di abbandono irrisori e successi accademici ben oltre la media campana.
Questa rivoluzione silenziosa è l'effetto di una politica dell'orientamento più aggressiva e di una scuola che, finalmente, smette di disperdere talenti per iniziare a costruire progetti di vita concreti.

