POMPEI. L'accordo siglato il 18 dicembre scorso tra il ministro dell'Interno
Marco Minniti e 265 sindaci della Campania continua a far discutere. Il protocollo d'intesa prevede un progetto di integrazione di alcuni
migranti giunti nella regione del Sud Italia tramite l'impiego in lavori di pubblica utilità, anche in siti di interesse archeologico e turistico come la Reggia di Caserta e gli Scavi di Pompei.
La protesta e le repliche del sindaco
Proprio a Pompei, come in
altre zone della Campania coinvolte nell'accordo, sono esplose le prime proteste. Dopo
le parole di Antonio Pepe, segretario dell'Unsa (il sindacato a cui fa riferimento gran parte del personale del Parco Archeologico), che ha sottolineato la necessità di dare «il lavoro prima agli italiani», la protesta è continuata sui social. Sui diversi gruppi della città si susseguono post e commenti di indignazione e rabbia contro questa decisione.
A rispondere è lo stesso sindaco di Pompei
Pietro Amitrano che fa sapere: «Noi siamo quello che la storia ha deciso che dovessimo essere: uomini e donne
capaci di accogliere chi soffre come fratelli. Alla nostra stessa tavola, senza distinzioni e senza paletti.
Mi vergogno per quello che in queste ore nostri concittadini stanno scrivendo sui social».