In arrivo cinque anni di caldo record: il 2027 si preannuncia rovente per El Niño secondo l'analisi del rapporto dell'Organizzazione Meteorologica Mondiale (WMO).
Esiste una probabilità dell’86% che almeno uno di questi anni superi il 2024, al momento l’anno più caldo mai registrato. Particolare attenzione è rivolta al 2027, che potrebbe essere segnato da temperature estremamente elevate a causa del ritorno di El Niño a fine 2026, un fenomeno ciclico con cadenza media quinquennale. Questo evento naturale comporta il riscaldamento marcato delle acque superficiali del Pacifico, amplificando gli effetti del cambiamento climatico.
Elaborato dal Met Office del Regno Unito, quale principale centro di studio scelto dalla WMO, il rapporto raccoglie e sintetizza i dati di previsione forniti da 13 prestigiosi istituti globali. Tra questi spiccano quattro Centri di Produzione Globale (GPC), ossia istituti meteorologici qualificati dalla WMO per elaborare modelli climatici su scala mondiale: il Centro di Supercalcolo di Barcellona, il Centro Canadese per la Modellazione e l’Analisi Climatica, il Servizio Meteorologico Tedesco e lo stesso Met Office britannico.
Queste previsioni confermano quanto già riportato nel documento pubblicato nel 2025, che indicava un aumento medio delle temperature oltre i livelli preindustriali di 1,5 gradi nei cinque anni successivi. Inoltre, cresce la probabilità che uno degli anni dal 2026 al 2030 diventi il più caldo mai registrato, salendo dall’80% stimato l’anno scorso all’attuale 86%.
I dati più recenti rivelano anche un rischio estremamente elevato (91%) che, entro il prossimo quinquennio, la temperatura media globale superi temporaneamente la soglia critica dei +1,5°C rispetto al periodo preindustriale. Tuttavia, la probabilità che venga superato il limite dei +2°C rimane per ora residuale (inferiore all’1%).
L’Artico è indicato come l’area che subirà le conseguenze più rilevanti del riscaldamento globale: le sue temperature invernali nei prossimi cinque anni saliranno in media di 2,8 gradi oltre quelle storiche, un ritmo tre volte più rapido rispetto al resto del pianeta. La situazione climatica continuerà a influire significativamente sulla riduzione del ghiaccio marino, con particolare impatto nelle regioni del Mare di Barents, tra Norvegia e Russia; del Mare di Bering, tra Alaska e Siberia; e del Mare di Okhotsk, vicino alla Siberia e al Giappone.
Le variazioni climatiche avranno ripercussioni anche sulle precipitazioni. Le proiezioni per il periodo 2026-2030 prevedono inverni più umidi alle alte latitudini dell’emisfero settentrionale, specialmente tra novembre e marzo. Al contrario, si attende una riduzione delle piogge nelle zone subtropicali dell'emisfero australe. Durante le estati dei prossimi cinque anni si prevedono invece anomalie nell’umidità: più piogge interesseranno l’Europa settentrionale, l’Alaska, la Siberia e la fascia del Sahel nell’Africa subsahariana, mentre l’Amazzonia affronterà estati caratterizzate da una crescente siccità.
Le evidenze del rapporto della WMO sottolineano l'urgenza di affrontare con decisione la crisi climatica per mitigare i danni che potrebbero generarsi da questi scenari futuri ormai sempre più plausibili.
In arrivo cinque anni di caldo record: il 2027 si preannuncia rovente per El Niño
Gli scenari climatici globali per i prossimi cinque anni si prospettano preoccupanti: secondo il nuovo rapporto dell'Organizzazione Meteorologica Mondiale (WMO), le temperature medie globali annuali nel periodo 2026-2030 potrebbero aumentare di 1,3-1,9 gradi rispetto alla media del periodo preindustriale (1850-1900).Esiste una probabilità dell’86% che almeno uno di questi anni superi il 2024, al momento l’anno più caldo mai registrato. Particolare attenzione è rivolta al 2027, che potrebbe essere segnato da temperature estremamente elevate a causa del ritorno di El Niño a fine 2026, un fenomeno ciclico con cadenza media quinquennale. Questo evento naturale comporta il riscaldamento marcato delle acque superficiali del Pacifico, amplificando gli effetti del cambiamento climatico.
Elaborato dal Met Office del Regno Unito, quale principale centro di studio scelto dalla WMO, il rapporto raccoglie e sintetizza i dati di previsione forniti da 13 prestigiosi istituti globali. Tra questi spiccano quattro Centri di Produzione Globale (GPC), ossia istituti meteorologici qualificati dalla WMO per elaborare modelli climatici su scala mondiale: il Centro di Supercalcolo di Barcellona, il Centro Canadese per la Modellazione e l’Analisi Climatica, il Servizio Meteorologico Tedesco e lo stesso Met Office britannico.
Queste previsioni confermano quanto già riportato nel documento pubblicato nel 2025, che indicava un aumento medio delle temperature oltre i livelli preindustriali di 1,5 gradi nei cinque anni successivi. Inoltre, cresce la probabilità che uno degli anni dal 2026 al 2030 diventi il più caldo mai registrato, salendo dall’80% stimato l’anno scorso all’attuale 86%.
I dati più recenti rivelano anche un rischio estremamente elevato (91%) che, entro il prossimo quinquennio, la temperatura media globale superi temporaneamente la soglia critica dei +1,5°C rispetto al periodo preindustriale. Tuttavia, la probabilità che venga superato il limite dei +2°C rimane per ora residuale (inferiore all’1%).
L’Artico è indicato come l’area che subirà le conseguenze più rilevanti del riscaldamento globale: le sue temperature invernali nei prossimi cinque anni saliranno in media di 2,8 gradi oltre quelle storiche, un ritmo tre volte più rapido rispetto al resto del pianeta. La situazione climatica continuerà a influire significativamente sulla riduzione del ghiaccio marino, con particolare impatto nelle regioni del Mare di Barents, tra Norvegia e Russia; del Mare di Bering, tra Alaska e Siberia; e del Mare di Okhotsk, vicino alla Siberia e al Giappone.
Le variazioni climatiche avranno ripercussioni anche sulle precipitazioni. Le proiezioni per il periodo 2026-2030 prevedono inverni più umidi alle alte latitudini dell’emisfero settentrionale, specialmente tra novembre e marzo. Al contrario, si attende una riduzione delle piogge nelle zone subtropicali dell'emisfero australe. Durante le estati dei prossimi cinque anni si prevedono invece anomalie nell’umidità: più piogge interesseranno l’Europa settentrionale, l’Alaska, la Siberia e la fascia del Sahel nell’Africa subsahariana, mentre l’Amazzonia affronterà estati caratterizzate da una crescente siccità.
Le evidenze del rapporto della WMO sottolineano l'urgenza di affrontare con decisione la crisi climatica per mitigare i danni che potrebbero generarsi da questi scenari futuri ormai sempre più plausibili.

