Eruzione del Vesuvio: cosa potrebbe accadere?
Dopo l’ultima eruzione del 1944, il vulcano è entrato misteriosamente in una fase di sospensione che ha favorito il forte sviluppo immobiliare sulle sue pendici, illudendo gli abitanti dell’area vesuviana che il gigante si fosse addormentato per sempre.
Quella del 1944 ha segnato il passaggio del vulcano da uno stato attivo, dove il sistema magmatico era dotato di un condotto di alimentazione aperto ad uno stato quiescente, con condotto ostruito (lo stato attuale).
Il parere del vulcanologo
Il Vesuvio, secondo la New York University, si sveglierà improvvisamente e la sua eruzione, in appena 15 minuti, causerà un milione di morti. A scriverlo è Flavio Dobran, vulcanologo, che al tema ha dedicato uno studio dichiarando: "Una colonna di gas, cenere e lapilli s’innalzerà per 2mila metri sopra il cratere.
Quando potrebbe eruttare il Vesuvio?
“Questo purtroppo non possiamo prevederlo – precisa il professor Dobran - Certo non sarà tra due settimane, però sappiamo con certezza che il momento del grande botto arriverà. La conferma viene dalla storia: le eruzioni su larga scala arrivano una volta ogni millennio. Quelle su media scala una volta ogni 4-5 secoli. Quelle su piccola scala ogni 30 anni".
Le precauzioni secondo l'esperto Dobran
Secondo lo studioso, un’eventuale eruzione del Vesuvio potrebbe portare alla morte di milioni di persone in poco tempo, se non si riorganizza il territorio napoletano. “Bisogna educare la popolazione iniziando con un’attività capillare nelle scuole napoletane – ha spiegato Dobran – della provincia e anche in quelle della zona flegrea. Dalle ricerche è emerso anche che le eruzioni su media scala, per quanto riguarda il Vesuvio avvengono una volta ogni quattro, cinque secoli. L’eruzione su media scala più recente è quella del 1631, che distrusse gran parte del territorio intorno al vulcano facendo migliaia di morti”.
Lo studioso della New York University punta l’indice sulle istituzioni, che dovrebbero pianificare urbanizzazione e infrastrutture in funzione di una possibile e imminente eruzione. “I Piani di evacuazione riguardanti il rischio Vesuvio e Campi Flegrei – ha detto Dobran – lavorano in direzione opposta a resilienza e sostenibilità del territorio napoletano. Bisogna invece creare città resilienti e sostenibili. Costruire città resilienti sui vulcani è un’impresa complessa in cui la valutazione degli scenari di eruzione vulcanica deve essere eseguita con strumenti in grado di simulare in modo affidabile le eruzioni complete”.

