Il rettore dell'università di Salerno, D’Antonio: «L’obiettivo è trattenere i ricercatori formati in Italia e rafforzare la formazione in presenza». Confronto con CNR, CUN e ANVUR sul futuro della ricerca. Lo riporta l'odierna edizione del Mattino.
Università di Salerno, la sfida del rettore D’Antonio: «Attraiamo ricercatori dall’estero e tratteniamoli sul territorio»
Salute, sostenibilità, digitale, intelligenza artificiale e data science sono oggi i campi di studio più richiesti dagli studenti italiani. Cresce così il peso delle discipline STEM, mentre il sistema universitario nazionale si prepara ad affrontare sfide cruciali: denatalità, posizionamento dei ricercatori, revisione dell’offerta formativa e concorrenza crescente degli atenei telematici.
Su questi temi si è concentrato il confronto promosso dall’Università di Salerno, che ha riunito i vertici del Consiglio Universitario Nazionale (CUN), del Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR) e del Comitato Nazionale per la Valutazione della Ricerca (CNVR), con la partecipazione in streaming del presidente ANVUR. Un incontro dedicato a riflettere su formazione e ricerca in un contesto sociale in rapido cambiamento, allineato alla nuova visione strategica del rettore Virgilio D’Antonio.
La visione del rettore
«L’università di Salerno è parte di un sistema più ampio che coinvolge istituzioni e comunità accademiche – spiega D’Antonio –. Dopo il dialogo con il ministro Bernini e la Regione Campania, oggi ci confrontiamo sul ruolo della ricerca, che per noi è la linfa vitale dell’ateneo. È qui che sperimentiamo il futuro e costruiamo innovazione».
Il rettore sottolinea la necessità di superare il modello del ricercatore isolato: «Non è più pensabile una figura che agisca da sola. Occorre inserirsi in contesti nazionali e internazionali». L’ateneo salernitano, infatti, vanta una presenza significativa di docenti inclusi nel top 2% dei ricercatori mondiali. «Il nostro sistema universitario è di altissimo livello – aggiunge –. Molti studiosi stranieri scelgono l’Italia per formarsi, ma poi vanno via. La vera sfida è trattenere queste competenze nei nostri territori».
Il nodo della fuga dei cervelli
Il fenomeno resta preoccupante: oltre 58mila ricercatori italiani si sono trasferiti all’estero, mentre il Paese accoglie circa 68mila studenti stranieri. Anche la questione delle università telematiche è al centro del dibattito. «È un tema complesso – afferma D’Antonio –. Crescono i corsi, ma non gli iscritti. Le telematiche non vanno imitate sul loro terreno, ma bisogna rilanciare la formazione in presenza, che rimane un’esperienza umana e relazionale, non solo tecnica».
Le voci dell’accademia
Per il professore emerito Raimondo Pasquino, «questa giornata resterà nella storia dell’ateneo. L’Università di Salerno ha dimostrato di essere protagonista nel panorama accademico nazionale. Servono però procedure rapide per dotare i ricercatori di strumenti e risorse. L’università è un diritto e va governata con autonomia».
Il presidente ANVUR, Antonio Uricchio, chiarisce il ruolo dell’agenzia: «Non siamo un organo censore, ma un osservatorio. La valutazione sarà sempre più trasparente e semplificata». Dal CNR, Andrea Lenzi evidenzia il valore strategico della ricerca: «È la base di ogni progresso: innovazione, salute, sicurezza. Il ministro Bernini ha già avviato misure per stabilizzare i ricercatori. Non parliamo di precari, ma di professionisti in formazione».
Infine, il presidente CUN, Paolo Pedone, richiama l’attenzione sulla complessità del sistema universitario: «Abbiamo 61 atenei pubblici, 3 politecnici, 7 scuole superiori, numerose università private e 11 telematiche. Le nuove classi di laurea sono più flessibili e multidisciplinari. Serve ora una revisione dei bandi di concorso per valorizzare i tre livelli di formazione – triennale, magistrale e dottorale – e favorire un reale inserimento nel mondo del lavoro».

