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Martina Francione03/05/2026

Traffico illecito di rifiuti tra Salerno, Napoli e Caserta: il Riesame conferma gli arresti domiciliari

Restano in piedi le accuse della Direzione distrettuale antimafia nell’inchiesta sul traffico illecito di rifiuti condotta nelle province di Salerno, Napoli e Caserta. Il Tribunale del Riesame ha infatti respinto i ricorsi presentati dagli indagati e confermato le misure cautelari degli arresti domiciliari.  Lo riporta l'edizione odierna de Il Mattino. 

Traffico illecito di rifiuti nel Salernitano: il Riesame conferma gli arresti domiciliari

Il provvedimento si inserisce nel solco dell’ordinanza emessa dal gip nel gennaio scorso nei confronti di dodici persone, finite al centro di un’indagine condotta dai carabinieri del Nucleo operativo ecologico (Noe) di Napoli insieme ai comandi provinciali dell’Arma.

Dopo gli interrogatori preventivi, il Tribunale di Salerno aveva disposto gli arresti domiciliari per otto indagati, mentre per altri quattro era stato applicato l’obbligo di dimora. Tutti rispondono, a vario titolo, delle accuse di traffico illecito di rifiuti, gestione non autorizzata e emissione di fatture per operazioni inesistenti.

Le spedizioni illegali verso l’estero

L’indagine, avviata nell’ottobre del 2024 e che complessivamente conta una trentina di indagati, ruota attorno all’attività di una società con sede a Sarno. Secondo l’accusa, da qui sarebbero partite diverse spedizioni di rifiuti speciali dirette verso un’azienda situata in Ungheria.

I carichi però sarebbero stati respinti dopo le verifiche delle autorità giudiziarie estere. Le indagini avrebbero infatti accertato che i materiali trasportati non corrispondevano alla documentazione allegata e che parte dei rifiuti era stata sversata su terreni agricoli.

Migliaia di tonnellate di rifiuti smaltite illegalmente

Nel corso delle attività investigative sarebbe emerso un vasto giro di smaltimento illecito di rifiuti speciali, pericolosi e non. Si tratterebbe principalmente di scarti provenienti dal trattamento di rifiuti industriali, materiali tessili e frazione indifferenziata dei rifiuti urbani.

Secondo l’accusa, questi materiali provenivano da impianti di trattamento e recupero delle province di Napoli e Caserta. Il sistema avrebbe consentito di aggirare le procedure previste dalla legge, garantendo «un consistente risparmio sui costi di smaltimento».

Discariche abusive e terreni agricoli contaminati

Migliaia di tonnellate di rifiuti sarebbero state trasferite e abbandonate in capannoni dismessi oppure in terreni agricoli, tra cui anche un’azienda suinicola nel Cilento. Le indagini hanno individuato come principale punto di smaltimento illecito un’area agricola a Roccadaspide, dove sarebbero state interrate numerose tonnellate di rifiuti.

Alcuni siti interessati, secondo gli investigatori, si trovano in zone di particolare valore ambientale, tra cui aree inserite nel Parco Nazionale del Cilento. Nel tempo questi luoghi sarebbero stati trasformati in vere e proprie discariche abusive a cielo aperto.

Il profitto illecito e i sequestri

Gli inquirenti hanno stimato un profitto illecito di circa 530mila euro derivante dalle operazioni contestate. Il gip ha disposto il sequestro preventivo per equivalente della somma, oltre ai sigilli a due società coinvolte nell’inchiesta, a otto automezzi utilizzati per il trasporto dei rifiuti e all’area agricola di Roccadaspide.

Secondo gli investigatori, parte dei rifiuti sarebbe stata smaltita illegalmente anche presso lo Stir di Battipaglia. Alcuni dipendenti di aziende del settore avrebbero conferito materiali industriali come se fossero rifiuti urbani, facendo ricadere i costi sull’ente pubblico.

Il sistema della miscelazione illegale

Gli autisti di una società impegnata nella raccolta dei rifiuti urbani in alcuni comuni dell’Agro nocerino, tra cui Sarno, avrebbero fatto da tramite tra i produttori di rifiuti speciali e gli operatori dell’isola ecologica. In questo modo sarebbe avvenuta l’illecita miscelazione tra rifiuti industriali e rifiuti urbani, pratica che avrebbe permesso di abbattere i costi di smaltimento.

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