Salerno si colloca al quarto posto a livello nazionale tra le città che nel 2025 hanno registrato il maggiore incremento percentuale della tassa sui rifiuti. Come riportato dal quotidiano La Città oggi in edicola, l’aumento della Tari nel capoluogo ha raggiunto quota 11,47 per cento, segnando uno dei rincari più consistenti dell’ultimo anno nel panorama urbano italiano.
Il confronto con il resto del Paese evidenzia uno scarto significativo: i contribuenti salernitani si trovano infatti a versare circa 100 euro in più all’anno rispetto alla media italiana. Un divario che, nel tempo, ha contribuito a consolidare la posizione della città tra quelle con la Tari più elevata della Penisola, nonostante andamenti altalenanti negli anni precedenti.
Se si guarda all’evoluzione storica della tassa, tuttavia, il quadro appare più articolato. Nell’arco dell’ultimo quinquennio, l’incremento complessivo rispetto ai livelli più alti registrati in passato è stato contenuto. Secondo i dati disponibili, la differenza rispetto alla media massima degli anni precedenti si attestava, fino al 2024, a un solo euro. Un elemento che segnala una sostanziale stabilità delle tariffe nel medio periodo, interrotta però dal deciso rialzo registrato nel 2025.
Il nuovo aumento ha infatti riportato la Tari su valori analoghi a quelli del 2020, anno in cui la pressione tariffaria aveva già raggiunto livelli elevati. Il ritorno a quelle cifre rappresenta un passaggio significativo nel ciclo della fiscalità locale legata ai rifiuti, con effetti diretti sui bilanci familiari e sulle attività economiche presenti sul territorio comunale.
Nel contesto nazionale, Salerno non è un caso isolato, ma rientra in un gruppo ristretto di città che nel 2025 hanno sperimentato rincari percentuali a doppia cifra. Tuttavia, la combinazione tra aumento annuale e livello assoluto della tariffa colloca il capoluogo campano in una posizione particolarmente critica rispetto ad altri centri urbani di dimensioni analoghe.
L’andamento della Tari resta strettamente legato ai costi del servizio di igiene urbana, che comprendono raccolta, trasporto, trattamento e smaltimento dei rifiuti, oltre alle spese di gestione e agli investimenti infrastrutturali. La normativa prevede che tali costi siano integralmente coperti dalla tariffa, rendendo ogni variazione un riflesso diretto dell’equilibrio economico del sistema.
Il dato del 2025 riporta dunque l’attenzione sul tema della sostenibilità del carico fiscale locale e sul posizionamento di Salerno nel confronto con il resto del Paese. Un quadro che, numeri alla mano, conferma il capoluogo tra le realtà urbane dove la tassa sui rifiuti incide in maniera più rilevante sul bilancio dei cittadini.
Tari in forte rialzo, Salerno tra le città più care d’Italia
Il dato emerge dal confronto tra le tariffe medie applicate nel 2024 e quelle entrate in vigore nel 2025. In particolare, la spesa media annua sostenuta dalle famiglie salernitane è passata da 409 euro a 456 euro, con un aggravio di circa 47 euro su base annua. Un valore che colloca Salerno ben al di sopra della media nazionale, attestata intorno ai 350 euro, e che conferma il capoluogo tra i Comuni dove il costo del servizio di raccolta e smaltimento dei rifiuti risulta più oneroso.Il confronto con il resto del Paese evidenzia uno scarto significativo: i contribuenti salernitani si trovano infatti a versare circa 100 euro in più all’anno rispetto alla media italiana. Un divario che, nel tempo, ha contribuito a consolidare la posizione della città tra quelle con la Tari più elevata della Penisola, nonostante andamenti altalenanti negli anni precedenti.
Se si guarda all’evoluzione storica della tassa, tuttavia, il quadro appare più articolato. Nell’arco dell’ultimo quinquennio, l’incremento complessivo rispetto ai livelli più alti registrati in passato è stato contenuto. Secondo i dati disponibili, la differenza rispetto alla media massima degli anni precedenti si attestava, fino al 2024, a un solo euro. Un elemento che segnala una sostanziale stabilità delle tariffe nel medio periodo, interrotta però dal deciso rialzo registrato nel 2025.
Il nuovo aumento ha infatti riportato la Tari su valori analoghi a quelli del 2020, anno in cui la pressione tariffaria aveva già raggiunto livelli elevati. Il ritorno a quelle cifre rappresenta un passaggio significativo nel ciclo della fiscalità locale legata ai rifiuti, con effetti diretti sui bilanci familiari e sulle attività economiche presenti sul territorio comunale.
Nel contesto nazionale, Salerno non è un caso isolato, ma rientra in un gruppo ristretto di città che nel 2025 hanno sperimentato rincari percentuali a doppia cifra. Tuttavia, la combinazione tra aumento annuale e livello assoluto della tariffa colloca il capoluogo campano in una posizione particolarmente critica rispetto ad altri centri urbani di dimensioni analoghe.
L’andamento della Tari resta strettamente legato ai costi del servizio di igiene urbana, che comprendono raccolta, trasporto, trattamento e smaltimento dei rifiuti, oltre alle spese di gestione e agli investimenti infrastrutturali. La normativa prevede che tali costi siano integralmente coperti dalla tariffa, rendendo ogni variazione un riflesso diretto dell’equilibrio economico del sistema.
Il dato del 2025 riporta dunque l’attenzione sul tema della sostenibilità del carico fiscale locale e sul posizionamento di Salerno nel confronto con il resto del Paese. Un quadro che, numeri alla mano, conferma il capoluogo tra le realtà urbane dove la tassa sui rifiuti incide in maniera più rilevante sul bilancio dei cittadini.

