Sono molte le aziende che hanno deciso di mantenere i loro lavoratori in tutto o in parte in
smart working anche quando non è obbligatorio, avendo per forza di cose constatato che il lavoro a distanza è fattibile e per molti versi conveniente.
Uno dei servizi collegati che più ha risentito e temuto per questo momento è stata la ristorazione legata alla pausa pranzo. Tuttavia si sta riscontrando che
anche chi lavora a distanza consuma pasti già pronti in pausa.
La crisi sanitaria ha cambiato l’organizzazione
L’inizio della crisi sanitaria ha costretto al ripensamento dell’organizzazione aziendale all’improvviso, facendo
quintuplicare i lavoratori a distanza già nei primissimi mesi. Forse una delle maggiori straordinarietà di quanto accaduto è che la nuova modalità di collaborazione ha interessato sia le imprese private che le amministrazioni pubbliche.
Stando alle rilevazioni del
Monitoraggio del lavoro agile, voluto dal Dipartimento della Funzione Pubblica, è emerso che
circa un terzo degli addetti delle amministrazioni centrali dello Stato alla scadenza del 31 gennaio 2021 fissata dal "Decreto Rilancio" con la predisposizione dei POLA, Piani organizzativi del lavoro agile.
Il Ministro Renato Brunetta si era espresso così in una nota: "Lo smart working è stato certamente fondamentale durante la fase acuta della pandemia e ha segnato un cambiamento culturale da cui bisogna trarre tutte le conseguenti analisi. Ora occorre ricondurlo ad essere uno degli strumenti di organizzazione del lavoro delle singole amministrazioni, strettamente connesso al livello di qualità dei servizi da fornire a cittadini e imprese. Sarà un punto all'ordine del giorno della nuova contrattazione, per quanto riguarda la regolazione”.
Cambia l’azienda e i servizi connessi
Così come cambiano le realtà aziendali, cambia anche lo stile di vita dei lavoratori. Le conferme arrivano da indagini che documentano come
un lavoratore su tre ha richiesto di delivery del pranzo a domicilio, perché con il lavoro a distanza si è reso conto di quanto sia importante continuare ad avere un’alimentazione bilanciata nonostante la gestione del tempo sia ancora più complessa. Positivo per la ristorazione, ma segnale di sfide emergenti.
Infatti il nuovo problema è il
bilanciamento vita privata-lavoro. In Nord Europa Paesi come Svezia, Danimarca, Germania e Olanda conoscono bene il fenomeno: “Gli orari sono flessibili, con pause pranzo più brevi dell’Italia. L’Olanda, sede di grandi imprese tech, ha dimostrato che l’87% delle imprese non aveva policy apposite per lavorare online rischiando l’overburning del remoter -
riporta il sito Adviesjagers.nl - Una immediata contromisura è stata concedere benefit per allestire la palestra in casa e seguire sedute di virtual coaching”.
Modelli a cui ispirarsi nella nuova fase di contrattazione collettiva. Nuovi assetti di
welfare aziendale che possono agevolare i dipendenti nella gestione degli impegni familiari, con l’aggravante delle preoccupazioni per
la quarantena non più riconosciuta come periodo di malattia. Tutto questo può
rilanciare l’economia, riadattando i servizi alle esigenze mutate e frenando l’emorragia occupazionale che ci affligge.