Scontro politico a Salerno sulla cessione dei lotti a Foce Irno: minoranze pronte alla battaglia giudiziaria

Si accende lo scontro istituzionale a Salerno sull'operazione di alienazione dei terreni situati nell'area di Foce Irno, un affare da dodici milioni di euro per il bilancio municipale difeso dal primo cittadino Vincenzo De Luca ma duramente avversato dalle forze di opposizione come riportato dall'edizione odierna del quotidiano Il Mattino.
I gruppi di minoranza consiliare, compatti dopo le recenti sedute dell'assise cittadina, denunciano la presunta illegittimità degli atti di compravendita e annunciano ricorsi per bloccare qualsiasi futuro cantiere privato.
Secondo questa ricostruzione, i vincoli conformativi non scadrebbero mai nel tempo, rendendo del tutto nulla o annullabile la vendita dei due lotti destinati a edilizia residenziale e ricettiva. Sul caso si registra anche il cauto interesse della Magistratura, con il procuratore Raffaele Cantone che ha confermato l'esistenza di accertamenti in corso.
Il dibattito politico cittadino si allarga intanto ad altri fascicoli urbanistici caldi, tra cui quello del Grand Hotel. Il consigliere di Forza Italia Gabriele Casaburi ha sollevato forti perplessità sulle difese dell'amministrazione, chiedendo parità di trattamento nei recuperi crediti e contestando i cinquantatre vani aggiuntivi e la trasformazione della piscina in sala eventi.
Parallelamente, il consigliere Franco Massimo Lanocita ha espresso profonda amarezza per il no incassato dagli emendamenti proposti al Puc, ribadendo l'impegno dell'opposizione a contrastare il consumo del suolo e le speculazioni edilizie sul territorio salernitano.
I gruppi di minoranza consiliare, compatti dopo le recenti sedute dell'assise cittadina, denunciano la presunta illegittimità degli atti di compravendita e annunciano ricorsi per bloccare qualsiasi futuro cantiere privato.
Scontro politico a Salerno sulla cessione dei lotti a Foce Irno
A delineare i contorni giurici del contenzioso è l'esponente di Fratelli d'Italia Gherardo Maria Marenghi, il quale sostiene che sui suoli ex cementificio graverebbe un vincolo conformativo permanente a parco o parcheggio pubblico, introdotto dalla legge 730 del 1986 per le aziende delocalizzate ai sensi della legge 219.Secondo questa ricostruzione, i vincoli conformativi non scadrebbero mai nel tempo, rendendo del tutto nulla o annullabile la vendita dei due lotti destinati a edilizia residenziale e ricettiva. Sul caso si registra anche il cauto interesse della Magistratura, con il procuratore Raffaele Cantone che ha confermato l'esistenza di accertamenti in corso.
Il dibattito politico cittadino si allarga intanto ad altri fascicoli urbanistici caldi, tra cui quello del Grand Hotel. Il consigliere di Forza Italia Gabriele Casaburi ha sollevato forti perplessità sulle difese dell'amministrazione, chiedendo parità di trattamento nei recuperi crediti e contestando i cinquantatre vani aggiuntivi e la trasformazione della piscina in sala eventi.
Parallelamente, il consigliere Franco Massimo Lanocita ha espresso profonda amarezza per il no incassato dagli emendamenti proposti al Puc, ribadendo l'impegno dell'opposizione a contrastare il consumo del suolo e le speculazioni edilizie sul territorio salernitano.

