La Procura di Salerno ha firmato la richiesta di processo per quattordici indagati, accusati a vario titolo di aver orchestrato un maxi traffico illecito di rifiuti tra le province di Salerno, Napoli e Caserta come riportato dall'edizione odierna del quotidiano Il Mattino.
Il fulcro dell'attività criminale, smantellata grazie alle indagini dei carabinieri del Noe condotte anche attraverso l'uso di droni, intercettazioni e pedinamenti, ruotava intorno a una società di Sarno. L'inchiesta era scattata dopo il blocco di una spedizione illegale di carichi speciali diretta in Ungheria: i rifiuti, respinti alla frontiera per la totale falsificazione dei documenti di viaggio, erano stati poi dirottati e sversati direttamente sui terreni agricoli campani.
La rete di complicità si estendeva fino al cuore delle aree protette della provincia. Parte delle ecoballe è stata infatti sotterrata in alcuni fondi privati a Roccadaspide, grazie alla collaborazione del proprietario del terreno che si sarebbe occupato personalmente degli scavi per nascondere i veleni, mentre altri quantitativi ingenti sono stati abbandonati nei capannoni dismessi e persino all'interno di un'azienda suinicola nel Cilento, provocando il grave deturpamento dell'ecosistema locale.
L'udienza preliminare davanti al Gip è fissata per la fine del mese, mentre alcuni degli imputati hanno già formalizzato la richiesta di accesso al rito abbreviato.
Il fulcro dell'attività criminale, smantellata grazie alle indagini dei carabinieri del Noe condotte anche attraverso l'uso di droni, intercettazioni e pedinamenti, ruotava intorno a una società di Sarno. L'inchiesta era scattata dopo il blocco di una spedizione illegale di carichi speciali diretta in Ungheria: i rifiuti, respinti alla frontiera per la totale falsificazione dei documenti di viaggio, erano stati poi dirottati e sversati direttamente sui terreni agricoli campani.
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Le indagini hanno svelato la gestione illegale di almeno 700 tonnellate di scarti tossici, industriali ed edili, che avrebbero fruttato un profitto illecito stimato in 530mila euro. Lo schema criminale prevedeva lo stoccaggio dei materiali nell'impianto di Sarno tramite formulari alterati; successivamente, i rifiuti venivano occultati all'interno dell'isola ecologica cittadina, mescolati alla spazzatura urbana e infine scaricati nello Stir di Battipaglia, aggirando ogni tipo di tracciabilità.La rete di complicità si estendeva fino al cuore delle aree protette della provincia. Parte delle ecoballe è stata infatti sotterrata in alcuni fondi privati a Roccadaspide, grazie alla collaborazione del proprietario del terreno che si sarebbe occupato personalmente degli scavi per nascondere i veleni, mentre altri quantitativi ingenti sono stati abbandonati nei capannoni dismessi e persino all'interno di un'azienda suinicola nel Cilento, provocando il grave deturpamento dell'ecosistema locale.
L'udienza preliminare davanti al Gip è fissata per la fine del mese, mentre alcuni degli imputati hanno già formalizzato la richiesta di accesso al rito abbreviato.

