Nuova bufera sul fronte dei trasporti e della mobilità a sud di Salerno. Il Coordinamento del Partito Socialista Italiano del Golfo di Policastro ha espresso una dura nota di contestazione nei confronti di Trenitalia, a seguito del secco rifiuto da parte dell'azienda di istituire nuove fermate dell'Alta Velocità presso la stazione di Sapri.
A rendere lo scenario ancora più critico per il territorio è la contestuale notizia della soppressione del collegamento Frecciarossa Milano-Sapri, un taglio lineare che rischia di isolare l'intera area cilentana all'inizio della stagione turistica estiva.
Una posizione, questa, fortemente respinta dal coordinatore locale del PSI, Gianfrancesco Caputo, che ha evidenziato il paradosso metodologico di Trenitalia:
«La domanda reale non può essere misurata esclusivamente sulla base dell'offerta esistente. Quando un territorio viene progressivamente privato di collegamenti strategici, la domanda si comprime artificialmente e gli utenti sono costretti a rivolgersi ad altri mezzi o a rinunciare agli spostamenti. È un errore utilizzare gli effetti di una riduzione dell'offerta per giustificare ulteriori tagli.»
Per smontare le tesi della flessione commerciale, il Psi ha sciorinato i dati operativi dello scalo ferroviario di Sapri, considerato il fulcro nevralgico per la mobilità del Basso Cilento, del Golfo di Policastro e dell'area meridionale della Basilicata.
Il movimento dello scalo cilentano si attesta infatti su volumi imponenti, registrando tra i 700.000 e i 900.000 passeggeri all'anno; un dato che supera persino il traffico complessivo registrato dall'Aeroporto di Salerno Costa d'Amalfi nel suo primo anno intero di piena attività.
Il Coordinamento socialista ha annunciato che non fermerà la mobilitazione a tutela del diritto alla mobilità e ha chiesto un intervento immediato della Regione Campania per pretendere investimenti e rispetto per un comprensorio che non può essere trattato come una periferia ferroviaria sacrificabile sull'altare dei bilanci aziendali.
A rendere lo scenario ancora più critico per il territorio è la contestuale notizia della soppressione del collegamento Frecciarossa Milano-Sapri, un taglio lineare che rischia di isolare l'intera area cilentana all'inizio della stagione turistica estiva.
Sapri perde il Frecciarossa per Milano: ira PSI contro Trenitalia
L'azienda ferroviaria ha motivato formalmente il diniego spiegando che la pianificazione dei collegamenti e delle relative fermate risponde a rigide valutazioni commerciali, criteri di sostenibilità economica e alla necessità di preservare la competitività dei tempi di percorrenza lungo la dorsale principale. Secondo Trenitalia, l'attuale offerta sul territorio sarebbe del tutto coerente con i livelli di domanda registrati.Una posizione, questa, fortemente respinta dal coordinatore locale del PSI, Gianfrancesco Caputo, che ha evidenziato il paradosso metodologico di Trenitalia:
«La domanda reale non può essere misurata esclusivamente sulla base dell'offerta esistente. Quando un territorio viene progressivamente privato di collegamenti strategici, la domanda si comprime artificialmente e gli utenti sono costretti a rivolgersi ad altri mezzi o a rinunciare agli spostamenti. È un errore utilizzare gli effetti di una riduzione dell'offerta per giustificare ulteriori tagli.»
Per smontare le tesi della flessione commerciale, il Psi ha sciorinato i dati operativi dello scalo ferroviario di Sapri, considerato il fulcro nevralgico per la mobilità del Basso Cilento, del Golfo di Policastro e dell'area meridionale della Basilicata.
Il movimento dello scalo cilentano si attesta infatti su volumi imponenti, registrando tra i 700.000 e i 900.000 passeggeri all'anno; un dato che supera persino il traffico complessivo registrato dall'Aeroporto di Salerno Costa d'Amalfi nel suo primo anno intero di piena attività.
Il Coordinamento socialista ha annunciato che non fermerà la mobilitazione a tutela del diritto alla mobilità e ha chiesto un intervento immediato della Regione Campania per pretendere investimenti e rispetto per un comprensorio che non può essere trattato come una periferia ferroviaria sacrificabile sull'altare dei bilanci aziendali.

