Nel corso dell’ultima seduta del consiglio comunale di Sanza, la volontà popolare si è espressa con chiarezza: l’acqua rimane un bene della comunità e la gestione resta autonoma. Con voto unanime, maggioranza e opposizione hanno respinto la cessione del servizio idrico al Consac, l’ente d’ambito previsto per l’area del Cilento e del Vallo di Diano.
La questione si intreccia con la normativa nazionale e regionale. Il Decreto Legislativo 152/2006 prevede la transizione verso gestori unici per ogni Distretto Idrico, ma concede deroghe ai comuni con caratteristiche specifiche, quali popolazione limitata, collocazione in aree protette, gestione preesistente alla riforma e capacità dimostrata di garantire qualità e continuità del servizio. Il Comune di Sanza sostiene di possedere tutti i requisiti richiesti e, attraverso la delibera approvata ieri, conferisce al sindaco e alla giunta mandato legale per opporsi, anche in sede giudiziaria, a eventuali decisioni calate dall’alto.
La battaglia di Sanza trova alleato il Comune di Montesano sulla Marcellana, anch’esso impegnato a preservare la gestione diretta delle proprie sorgenti. La seduta consiliare ha registrato una partecipazione straordinaria: l’immagine simbolo della serata è quella delle undici braccia alzate dei consiglieri, accompagnate da quelle del pubblico, a testimonianza di una compattezza civica che trasforma una questione tecnica in un vero e proprio atto di democrazia locale.
Con questa decisione, Sanza ribadisce non solo la tutela di un bene fondamentale come l’acqua, ma anche l’importanza di una gestione partecipata, capace di coniugare efficacia del servizio e valore identitario per la comunità.
Sanza conferma la gestione pubblica dell’acqua
La rete idrica locale affonda le proprie radici nella storia della comunità. Già alla fine degli anni ’20 del secolo scorso, furono i cittadini di Sanza a captare la sorgente nei pressi dell’Affunnaturo di Vaddivona, sul monte Cervati, e a trasportare l’acqua fino al serbatoio di Piazza Cavour. Il servizio “in economia” che ne derivò ha funzionato per quasi un secolo, diventando parte integrante dell’identità sociale e storica del paese, oltre a garantire un approvvigionamento efficiente.La questione si intreccia con la normativa nazionale e regionale. Il Decreto Legislativo 152/2006 prevede la transizione verso gestori unici per ogni Distretto Idrico, ma concede deroghe ai comuni con caratteristiche specifiche, quali popolazione limitata, collocazione in aree protette, gestione preesistente alla riforma e capacità dimostrata di garantire qualità e continuità del servizio. Il Comune di Sanza sostiene di possedere tutti i requisiti richiesti e, attraverso la delibera approvata ieri, conferisce al sindaco e alla giunta mandato legale per opporsi, anche in sede giudiziaria, a eventuali decisioni calate dall’alto.
La battaglia di Sanza trova alleato il Comune di Montesano sulla Marcellana, anch’esso impegnato a preservare la gestione diretta delle proprie sorgenti. La seduta consiliare ha registrato una partecipazione straordinaria: l’immagine simbolo della serata è quella delle undici braccia alzate dei consiglieri, accompagnate da quelle del pubblico, a testimonianza di una compattezza civica che trasforma una questione tecnica in un vero e proprio atto di democrazia locale.
Con questa decisione, Sanza ribadisce non solo la tutela di un bene fondamentale come l’acqua, ma anche l’importanza di una gestione partecipata, capace di coniugare efficacia del servizio e valore identitario per la comunità.

