Nuove ombre sul sistema sanitario convenzionato in provincia di Salerno, dove un’indagine della Guardia di Finanza ha portato a provvedimenti rilevanti nei confronti di alcuni professionisti operanti in una struttura privata accreditata. Due medici sono stati interdetti dall’attività per dodici mesi, mentre nei confronti di un terzo è scattato un sequestro di beni.
Al centro delle contestazioni figurano interventi eseguiti in assenza delle necessarie autorizzazioni e una gestione irregolare della documentazione sanitaria, con cartelle cliniche ritenute incomplete o non aderenti ai fatti. Un quadro che riaccende il dibattito sui controlli e sulla trasparenza nelle strutture che operano in regime di convenzione con il servizio pubblico.
Diversi i punti su cui viene sollecitato un intervento diretto dell’ASL Salerno. In primo luogo, si chiede di verificare se i medici coinvolti abbiano rispettato gli obblighi nelle strutture pubbliche di riferimento e se eventuali attività svolte nel privato abbiano inciso sulle liste d’attesa del sistema sanitario. Altro nodo riguarda le responsabilità della clinica: andranno accertate le procedure di controllo sulle autorizzazioni dei professionisti e la correttezza delle prestazioni rimborsate.
L’attenzione si concentra anche sulla posizione dei pazienti. Tra gli interrogativi sollevati vi è la necessità di chiarire se fossero regolarmente inseriti nei percorsi pubblici oppure indirizzati direttamente verso la struttura convenzionata, bypassando le liste ufficiali. Parallelamente, viene chiesto di sapere se siano già stati attivati procedimenti disciplinari interni in seguito alle irregolarità emerse.
Il sindacato sottolinea che l’obiettivo non è mettere in discussione l’intero comparto privato accreditato, ma evidenzia come episodi di questa natura impongano verifiche rigorose e trasparenti. In presenza di criticità gravi, viene inoltre richiamata la possibilità di rivedere i rapporti convenzionali, fino a ipotizzare la revoca degli accordi qualora vengano meno i presupposti di affidabilità.
La richiesta finale è rivolta a un chiarimento pubblico da parte dell’azienda sanitaria, con la diffusione degli esiti delle indagini amministrative. Un passaggio ritenuto necessario per ristabilire fiducia tra cittadini e sistema sanitario, oltre che per tutelare gli operatori che operano nel rispetto delle norme.
Al centro delle contestazioni figurano interventi eseguiti in assenza delle necessarie autorizzazioni e una gestione irregolare della documentazione sanitaria, con cartelle cliniche ritenute incomplete o non aderenti ai fatti. Un quadro che riaccende il dibattito sui controlli e sulla trasparenza nelle strutture che operano in regime di convenzione con il servizio pubblico.
Sanità sotto accusa nel Salernitano: medici sospesi e sequestri
A intervenire è il sindacato delle professioni infermieristiche Nursind di Salerno, attraverso il segretario territoriale Biagio Tomasco. La posizione espressa è netta: la vicenda non può essere derubricata a episodio isolato né archiviata senza un accertamento approfondito delle responsabilità. Secondo il sindacato, la presenza di fondi pubblici rende imprescindibile un livello elevato di vigilanza e chiarezza.Diversi i punti su cui viene sollecitato un intervento diretto dell’ASL Salerno. In primo luogo, si chiede di verificare se i medici coinvolti abbiano rispettato gli obblighi nelle strutture pubbliche di riferimento e se eventuali attività svolte nel privato abbiano inciso sulle liste d’attesa del sistema sanitario. Altro nodo riguarda le responsabilità della clinica: andranno accertate le procedure di controllo sulle autorizzazioni dei professionisti e la correttezza delle prestazioni rimborsate.
L’attenzione si concentra anche sulla posizione dei pazienti. Tra gli interrogativi sollevati vi è la necessità di chiarire se fossero regolarmente inseriti nei percorsi pubblici oppure indirizzati direttamente verso la struttura convenzionata, bypassando le liste ufficiali. Parallelamente, viene chiesto di sapere se siano già stati attivati procedimenti disciplinari interni in seguito alle irregolarità emerse.
Il sindacato sottolinea che l’obiettivo non è mettere in discussione l’intero comparto privato accreditato, ma evidenzia come episodi di questa natura impongano verifiche rigorose e trasparenti. In presenza di criticità gravi, viene inoltre richiamata la possibilità di rivedere i rapporti convenzionali, fino a ipotizzare la revoca degli accordi qualora vengano meno i presupposti di affidabilità.
La richiesta finale è rivolta a un chiarimento pubblico da parte dell’azienda sanitaria, con la diffusione degli esiti delle indagini amministrative. Un passaggio ritenuto necessario per ristabilire fiducia tra cittadini e sistema sanitario, oltre che per tutelare gli operatori che operano nel rispetto delle norme.

