Lo stabilimento delle Fonderie Pisano di Salerno resta chiuso. Il Consiglio di Stato ha respinto il ricorso presentato dalla società, confermando la revoca dell’autorizzazione integrata ambientale disposta dalla Regione Campania nel marzo 2026 e già sostenuta dal Tar di Salerno.
Fonderie Pisano, il Consiglio di Stato conferma lo stop allo stabilimento di Fratte
La decisione dei giudici amministrativi blocca la possibilità di riavviare l’attività produttiva nell’impianto di Fratte, da anni al centro del dibattito per la sua collocazione in un’area residenziale densamente abitata.
Nel valutare il caso, il Consiglio di Stato ha preso in esame anche il danno economico prospettato dalla società, legato alla chiusura dello stabilimento, alla perdita di oltre cento posti di lavoro e alle ricadute su altrettanti nuclei familiari.
Per i giudici, tuttavia, tali elementi non sono sufficienti a giustificare la ripresa dell’attività. Nel provvedimento si legge che «le conseguenze di una inerzia protrattasi per almeno un ventennio» non possono essere utilizzate oggi per sostenere una situazione di grave pregiudizio e consentire «l’ulteriore prosecuzione dell’attività produttiva di rilevante impatto ambientale».
Il passaggio richiama il tema della mancata delocalizzazione dello stabilimento, prevista dal piano urbanistico del 2006 per superare la coesistenza tra l’impianto e il tessuto abitativo circostante.
La revoca dell’autorizzazione ambientale
La Regione Campania, nel marzo 2026, aveva adottato il decreto di decadenza dell’autorizzazione integrata ambientale. Alla base del provvedimento anche il mancato adeguamento degli impianti alle nuove conclusioni sulle migliori tecniche disponibili, pubblicate dalla Commissione europea alla fine del 2024. Con il rigetto del ricorso cautelare, resta dunque confermato lo stop alle attività dello stabilimento di Fratte.

