Tornano in Italia, per la precisione a Salerno, i container di rifiuti che da circa un anno e mezzo sono stoccati nel porto di Sousse, in Tunisia: la giunta regionale della Campania ha approvato lo schema di Accordo con la Provincia di Salerno e l'Ente d'ambito per il ciclo dei Rifiuti in provincia di Salerno, nato dalla collaborazione con le autorità tunisine; i container partiranno il 19 febbraio.
Spedizione ‘problematica’ di rifiuti in Tunisia, il chiarimento della SRA di Polla
In particolare, sembrerebbe essere stato fondamentale l’ultimo viaggio del ministro degli Esteri di Maio a Tunisi, avvenuto il 28 dicembre 2021. Pare che proprio a quel tavolo si siano delineate le linee generali dell’accordo di rimpatrio, ma soprattutto, sembrerebbe che quell’accordo — che non era ancora stato ufficialmente annunciato da nessuna delle due parti — sia arrivato all’orecchio di chi non voleva il rimpatrio dei rifiuti: il 29 dicembre — un giorno dopo la visita del ministro — un incendio ha coinvolto 70 dei 280 container fermi al porto di Sousse, motivo per il quale il rimpatrio interessa solo 213 container.
Al momento, il tribunale della città tunisina sta indagando sul collegamento tra l’incendio — probabilmente doloso — e le indagini già in corso per il traffico di rifiuti, anche perché, nonostante la sentenza del Tribunale di Napoli — confermata anche dal Consiglio di Stato italiano — obbligasse la società campana a rimpatriare i rifiuti, la SRA srl si è sempre rifiutata di riportare i container in Italia. Non solo, anche in Campania si sta indagando sul caso e sul possibile coinvolgimento della criminalità organizzata.
I mesi di gennaio e febbraio sono stati caratterizzati da diversi episodi che avrebbero portato alla soluzione annunciata il 14 febbraio dal governo tunisino. Nel discorso tenuto alle Nazioni Unite alla fine del mandato tunisino come membro non permanente del Consiglio di Sicurezza, il Ministro degli Esteri Othman Jerandi aveva annunciato il trasferimento dei rifiuti nella provincia salernitana nel giro di pochi giorni – rimpatrio che non è evidentemente avvenuto.
Rifiuti stoccati in Tunisia tornano a Salerno
Secondo l'accordo siglato i container saranno poi spostati nell'area militare di Persano, dove rimarranno per il tempo strettamente necessario per le analisi, per poi essere trasferiti in impianti di trattamento finale fuori regione. Non sono previsti altri siti di stoccaggio o di analisi oltre quello di Persano. I container in esame sono quelli arrivati in Tunisia nell'estate 2020 e al centro di una indagine per traffico di rifiuti avviata nel novembre dello stesso anno: 282 container, partiti dal porto di Salerno e stoccati in quello di Susa.
L'inchiesta
L'inchiesta aveva portato all'arresto di 12 persone, tra cui un ministro e diversi funzionari, e al sequestro di 212 container di rifiuti; secondo le autorità tunisine in quei container non c'erano rifiuti del tipo dichiarato. Già nel dicembre 2020 la Regione Campania si era impegnata a riportare i rifiuti in Italia entro 90 giorni, promessa che però è stata poi disattesa. L'azienda proprietaria dei container, la Arkas, ha citato in giudizio per 10 milioni di euro la Regione Campania, l'Italia e l'azienda dei rifiuti. In Tunisia i rifiuti erano arrivati in virtù di un accordo tra la Sviluppo Risorse Ambientali e l'azienda tunisina Soreplast per il conferimento e l'avvio al recupero di rifiuti classificati con codice Cer 191212, ovvero non pericolosi, prodotti dal trattamento meccanico dei rifiuti e comprendenti materiali misti. La Regione Campania, quindi, su indicazione del consolato tunisino a Napoli e della Sviluppo Risorse Ambientali, aveva inviato il dossier all'Anged, l'agenzia nazionale per la gestione dei rifiuti. Secondo la Convenzione di Basilea, però, avrebbe dovuto rivolgersi al ministero dell'Ambiente tunisino.Spedizione ‘problematica’ di rifiuti in Tunisia, il chiarimento della SRA di Polla
I dettagli
Il governo tunisino ha ordinato il rinvio in Italia di 120 mila tonnellate di rifiuti illegali esportate la scorsa primavera dall’Italia in Tunisia dalla società italiana SRA srl in Tunisia, con un accordo concluso con l’azienda “Soreplast”, di Sousse. Il rimpatrio dovrebbe essere effettuato a partire dal 19 febbraio dalla nave ARKAS, come previsto da un accordo di cooperazione internazionale firmato dai due governi lo scorso 11 febbraio. Ad oggi, l’accordo prevedrebbe il rinvio di 213 dei 280 container, bloccati da quasi due anni nel porto di Sousse.L'accordo per portare i rifiuti in Tunisia
L’accordo tra l’azienda italiana e tunisina sui rifiuti aveva violato con quello che le autorità ipotizzano sia stata una dichiarazione falsa di una “azienda dormiente” le norme europee ed internazionali sull’esportazione di rifiuti non riciclabili, sia in merito alla tipologia di rifiuti — erano rifiuti misti e non riciclabili — sia nel non aver rispettato le procedure previste dalla Convenzione di Basilea in merito alla procedura di di analisi e trasporto dei rifiuti stessi. Dopo lo scandalo sono state indagate e perseguite 26 persone, per il loro presunto coinvolgimento nell’importazione illegale dei rifiuti, compresi i funzionari doganali e l’ex ministro dell’ambiente Mustapha Laroui. Di questi, 8 sono in carcere e uno è latitante: Mohamed Moncef Noureddin, il direttore della società importatrice, che aveva firmato un contratto con la SRA srl per smaltire i rifiutial prezzo di 48 euro a tonnellata — per un totale di oltre 5 milioni di euro. Lo scandalo non ha fermato altri tentativi di esportare rifiuti illegalmente da parte di aziende campane. Infatti, secondo diversi media tunisini, le autorità campane hanno bloccato all’inizio del 2021 l’esportazione in Tunisia di altri 600 container di rifiuti destinati all’incenerimento in un cementificio, a causa di sospetti sulla loro conformità. Nonostante questa diatriba internazionale sia passata in sordina, la diplomazia dei due Paesi si è mossa ininterrottamente in questi due anni per trovare una soluzione senza ricorrere alla Corte Internazionale di Giustizia, opzione emersa dopo la sentenza del TAR di Salerno, che aveva stabilito che il ricorso di SRA srl, che non voleva procedere al rimpatrio senza essere risarcita da uno dei due stati, fosse inammissibile. Anzi, oltre alla questione dei flussi migratori, i 280 container di rifiuti sono sempre stati sul tavolo ad ogni incontro istituzionale tra Tunisi e Roma.
In particolare, sembrerebbe essere stato fondamentale l’ultimo viaggio del ministro degli Esteri di Maio a Tunisi, avvenuto il 28 dicembre 2021. Pare che proprio a quel tavolo si siano delineate le linee generali dell’accordo di rimpatrio, ma soprattutto, sembrerebbe che quell’accordo — che non era ancora stato ufficialmente annunciato da nessuna delle due parti — sia arrivato all’orecchio di chi non voleva il rimpatrio dei rifiuti: il 29 dicembre — un giorno dopo la visita del ministro — un incendio ha coinvolto 70 dei 280 container fermi al porto di Sousse, motivo per il quale il rimpatrio interessa solo 213 container.
Al momento, il tribunale della città tunisina sta indagando sul collegamento tra l’incendio — probabilmente doloso — e le indagini già in corso per il traffico di rifiuti, anche perché, nonostante la sentenza del Tribunale di Napoli — confermata anche dal Consiglio di Stato italiano — obbligasse la società campana a rimpatriare i rifiuti, la SRA srl si è sempre rifiutata di riportare i container in Italia. Non solo, anche in Campania si sta indagando sul caso e sul possibile coinvolgimento della criminalità organizzata.
I mesi di gennaio e febbraio sono stati caratterizzati da diversi episodi che avrebbero portato alla soluzione annunciata il 14 febbraio dal governo tunisino. Nel discorso tenuto alle Nazioni Unite alla fine del mandato tunisino come membro non permanente del Consiglio di Sicurezza, il Ministro degli Esteri Othman Jerandi aveva annunciato il trasferimento dei rifiuti nella provincia salernitana nel giro di pochi giorni – rimpatrio che non è evidentemente avvenuto.

