Ragazzo morto avvelenato in didattica a distanza, la storia di Matteo Cecconi
I magistrati di Roma hanno dato il via ad una inchiesta in seguito alla denuncia presentata da due famiglie, quelle di Fabio e Paolo, due 19enni che hanno scelto di morire esattamente come Matteo. Una somiglianza che ha portato il sostituto procuratore di Roma ad ipotizzare che in rete potesse girare un messaggio capace di convincere giovani poco più che maggiorenni a prendere decisioni estreme.Il dolore e i dubbi del padre di Matteo Cecconi
Nell'intervista, Alessandro Cecconi ha spiegato come ha scoperto i dettagli della morte del figlio: "Passando al setaccio il computer di Matteo abbiamo visto che la mattina del 26 aprile si era collegato al sito oggi sotto inchiesta. Connessi c’erano altri dieci utenti. Non posso dire con sicurezza che lo abbiano spinto a compiere quel gesto estremo, ma sicuramente ne hanno sostenuto e approvato la scelta".La scelta del suicidio non sarebbe legata al sito
"Leggendo tra le pagine del suo computer penso che lo avesse già deciso da tempo. Aveva ricercato e trovato altrove, ma sempre sul web, il modo a suo dire migliore per farla finita: la sostanza da usare, le quantità giuste, i siti in cui acquistarla, persino cosa fare per evitare di rigettare il veleno e rischiare così di fallire nel proprio intento.
Sul sito in cui navigava quell’ultima mattina ha trovato, invece, persone che l’hanno accompagnato nella sua scelta e assecondato. È un po’ come quando una persona sta per gettarsi da un ponte: di solito chi se ne accorge cerca di dissuaderla, proteggerla. In questo caso gli hanno dato la spinta finale" ha spiegato l'uomo.

