Duemila anni dopo la terribile eruzione che distrusse l’antica città, Pompei continua a svelare i segreti del suo passato, questa volta con l'utilizzo dell'intelligenza artificiale. Dai resti archeologici ai modelli digitali, una nuova frontiera si apre nel panorama della ricerca, della tutela e della divulgazione storica grazie alle tecnologie avanzate. Lo riporta Metropolis.
Un individuo più giovane sembra sia stato travolto da una nube piroclastica mortale durante il tentativo di fuga verso la costa. L’altro, un uomo adulto, perse la vita qualche ora prima sotto la pioggia incessante di lapilli. Accanto al suo corpo giacevano un mortaio in terracotta evidentemente utilizzato come protezione, una lucerna in ceramica per orientarsi nel buio, un piccolo anello in ferro e un gruzzoletto di dieci monete in bronzo, testimonianze mute delle ultime drammatiche ore di vita.
L’uso dell’intelligenza artificiale a Pompei segna quindi l’inizio di una nuova era nella conservazione e nello studio del passato, unendo tradizione e innovazione per narrare storie millenarie alle generazioni presenti e future.
Il direttore sottolinea l'importanza dell'intelligenza artificiale per la tutela del patrimonio. Zuchtriegel afferma che l'enormità dei dati archeologici di Pompei e dintorni rende indispensabile il ricorso all’IA per gestirli e valorizzarli. Sottolinea però l'urgenza di un coinvolgimento diretto degli archeologi in questo ambito, affinché le competenze umanistiche e scientifiche restino centrali nel processo. Se utilizzata correttamente, l’intelligenza artificiale potrebbe rivoluzionare gli studi classici, offrendo narrazioni più immersive del mondo antico. Visitare Pompei o imparare il latino, spiega, non è solo un percorso culturale, ma un’esperienza unica, ricca e profonda. Le ricostruzioni digitali sono strumenti potenti per coinvolgere un pubblico sempre più vasto in questa straordinaria avventura.
L'introduzione dell'IA in archeologia è al centro di analisi accademiche come quelle del professor Jacopo Bonetto dell’Università di Padova. Per il docente, l’intelligenza artificiale offre opportunità straordinarie, come la creazione di nuovi modelli interpretativi e il miglioramento della comunicazione. Tuttavia, avverte che il suo utilizzo deve essere rigoroso, controllato e sempre integrato con le competenze degli specialisti, affinché si fondi su basi metodologiche solide.
A luglio 2026, il Parco Archeologico di Pompei ospiterà un evento dedicato proprio al ruolo dell’intelligenza artificiale e alle sue implicazioni etiche e filosofiche: «Orbits – Dialogues with Intelligence. Habitat – Disegnare la società post-AI». Tra gli ospiti attesi spicca il professor Luciano Floridi, fondatore del Digital Ethics Center di Yale, che sottolinea con una metafora suggestiva il ruolo dell'IA nella ricostruzione del passato. L’uomo di Pompei cercava di salvarsi portando con sé ciò che riteneva essenziale per affrontare l'oscurità; oggi, millenni dopo, l’IA aiuta a illuminare quegli ultimi istanti e a restituire loro significato. Questo approccio interdisciplinare alla storia e alla tecnologia rappresenta una lezione preziosa per tutte le scienze umanistiche.
Parlando dell’impatto dell’IA sull’archeologia, viene ribadito che questa tecnologia non ha lo scopo di sostituire gli archeologi, bensì di potenziarne le capacità. Sotto la guida degli esperti, l’IA permette di rendere accessibili a molti i risultati delle ricerche prima comprensibili solo agli specialisti. La celebre descrizione di Marguerite Yourcenar nelle "Memorie di Adriano" sul suo modo di lavorare – «un piede nell’erudizione, l’altro nella magia» – ben si adatta al compito dell'archeologia: ricostruire scientificamente e immaginare un mondo scomparso.
Pompei, l’intelligenza artificiale 'riporta in vita' il volto di una vittima dell’eruzione del Vesuvio
Duemila anni dopo la terribile eruzione che distrusse l’antica città, Pompei continua a svelare i segreti del suo passato, questa volta affidandosi all’intelligenza artificiale. Strumenti innovativi consentono oggi di trasformare antichi reperti e dati archeologici in rappresentazioni visivamente coinvolgenti che rendono il passato tangibile per il presente.Una collaborazione tra il Parco e l’Università
Per la prima volta, il Parco Archeologico di Pompei ha adottato tecnologie di intelligenza artificiale in collaborazione con l’Università degli Studi di Padova, specificamente con il Laboratorio Digital Cultural Heritage. Questo progetto pionieristico si basa sui dati raccolti dagli archeologi del Ministero della Cultura durante le indagini sul campo e offre nuove possibilità per lo studio e la divulgazione del patrimonio archeologico.Un modello digitale per una testimonianza silenziosa
La ricostruzione digitale si concentra su un uomo che perse la vita durante l’eruzione avvenuta nel 79 d.C., evento che cancellò la città in poche ore. Gli archeologi lo hanno ritrovato con un mortaio di terracotta tra le mani, probabilmente utilizzato per proteggere il capo dai lapilli e dai detriti vulcanici in caduta. Questo gesto richiama le drammatiche descrizioni di Plinio il Giovane, che racconta come molti si difendessero dal materiale eruttivo con cuscini legati sulla testa.La scoperta nella necropoli di Porta Stabia
La scoperta dei resti è avvenuta durante nuovi scavi nell’area della necropoli di Porta Stabia, situata fuori dalle mura dell’antica città. Trovati accanto alla tomba a schola di Numerius Agrestinus Equitius Pulcher, i resti umani recuperati sono quelli di due uomini che tentarono invano di sfuggire alla devastazione causata dal vulcano.Un individuo più giovane sembra sia stato travolto da una nube piroclastica mortale durante il tentativo di fuga verso la costa. L’altro, un uomo adulto, perse la vita qualche ora prima sotto la pioggia incessante di lapilli. Accanto al suo corpo giacevano un mortaio in terracotta evidentemente utilizzato come protezione, una lucerna in ceramica per orientarsi nel buio, un piccolo anello in ferro e un gruzzoletto di dieci monete in bronzo, testimonianze mute delle ultime drammatiche ore di vita.
Un progetto sperimentale di enorme potenzialità
Per dare un volto al secondo individuo ritrovato, è stato sviluppato un modello digitale che combina intelligenza artificiale e tecniche avanzate di fotoritocco. Questa rappresentazione si basa su dati scientifici e mira a offrire una ricostruzione precisa ma comprensibile anche a un pubblico non specializzato. Si tratta di un prototipo sperimentale che dimostra come sia possibile ampliare l’accessibilità dei risultati delle ricerche archeologiche attraverso le nuove tecnologie.Cultura e Innovazione: il commento del Ministro
Il ministro della Cultura, Alessandro Giuli, ha sottolineato come l’Italia abbia da sempre valorizzato il connubio tra patrimonio classico e innovazione tecnologica. Secondo il ministro, l’intelligenza artificiale non solo rafforza gli strumenti di tutela del ricco patrimonio archeologico italiano ma rende la storia antica più coinvolgente e comprensibile per tutti. Questo approccio potrebbe rappresentare un modello replicabile anche in altri siti archeologici nazionali per migliorare la salvaguardia e la valorizzazione del passato, senza mai perdere di vista il valore centrale dell’essere umano nelle attività culturali.L’uso dell’intelligenza artificiale a Pompei segna quindi l’inizio di una nuova era nella conservazione e nello studio del passato, unendo tradizione e innovazione per narrare storie millenarie alle generazioni presenti e future.
Il direttore sottolinea l'importanza dell'intelligenza artificiale per la tutela del patrimonio. Zuchtriegel afferma che l'enormità dei dati archeologici di Pompei e dintorni rende indispensabile il ricorso all’IA per gestirli e valorizzarli. Sottolinea però l'urgenza di un coinvolgimento diretto degli archeologi in questo ambito, affinché le competenze umanistiche e scientifiche restino centrali nel processo. Se utilizzata correttamente, l’intelligenza artificiale potrebbe rivoluzionare gli studi classici, offrendo narrazioni più immersive del mondo antico. Visitare Pompei o imparare il latino, spiega, non è solo un percorso culturale, ma un’esperienza unica, ricca e profonda. Le ricostruzioni digitali sono strumenti potenti per coinvolgere un pubblico sempre più vasto in questa straordinaria avventura.
L'introduzione dell'IA in archeologia è al centro di analisi accademiche come quelle del professor Jacopo Bonetto dell’Università di Padova. Per il docente, l’intelligenza artificiale offre opportunità straordinarie, come la creazione di nuovi modelli interpretativi e il miglioramento della comunicazione. Tuttavia, avverte che il suo utilizzo deve essere rigoroso, controllato e sempre integrato con le competenze degli specialisti, affinché si fondi su basi metodologiche solide.
A luglio 2026, il Parco Archeologico di Pompei ospiterà un evento dedicato proprio al ruolo dell’intelligenza artificiale e alle sue implicazioni etiche e filosofiche: «Orbits – Dialogues with Intelligence. Habitat – Disegnare la società post-AI». Tra gli ospiti attesi spicca il professor Luciano Floridi, fondatore del Digital Ethics Center di Yale, che sottolinea con una metafora suggestiva il ruolo dell'IA nella ricostruzione del passato. L’uomo di Pompei cercava di salvarsi portando con sé ciò che riteneva essenziale per affrontare l'oscurità; oggi, millenni dopo, l’IA aiuta a illuminare quegli ultimi istanti e a restituire loro significato. Questo approccio interdisciplinare alla storia e alla tecnologia rappresenta una lezione preziosa per tutte le scienze umanistiche.
Parlando dell’impatto dell’IA sull’archeologia, viene ribadito che questa tecnologia non ha lo scopo di sostituire gli archeologi, bensì di potenziarne le capacità. Sotto la guida degli esperti, l’IA permette di rendere accessibili a molti i risultati delle ricerche prima comprensibili solo agli specialisti. La celebre descrizione di Marguerite Yourcenar nelle "Memorie di Adriano" sul suo modo di lavorare – «un piede nell’erudizione, l’altro nella magia» – ben si adatta al compito dell'archeologia: ricostruire scientificamente e immaginare un mondo scomparso.

